IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA PARTE 2

 


CONTINUIAMO CON IL VIAGGIO...

DAY 6 AREA GEOTERMICA BJARNARFLAG-DETTIFOSS- SELFOSS-SUDLAGIL CANYON

Il sesto giorno, sempre all'insegna di pioggia, vento, freddo e cielo grigio, i miei occhi hanno potuto godere di paesaggi molto diversi tra loro, dai colori sorprendenti, ma soprattutto alternati in pochi km gli uni dagli altri.
L'area geotermica di Bjarnarflag è davvero indescrivibile, la sensazione è quella di essere stata catapultata direttamente nel centro pulsante e pieno di calore della Terra, l'intera valle infatti è cosparsa di bocche fumanti, pozze di fango ribollente e fumarole. Ciò che si respira in questa zona è uno strano olezzo di zolfo, misto all'odore di uova andate a male, se questo intenso mix vi infastidisce la mascherina può tornare molto utile come protezione per il naso! L'intera area è dominata dal crinale del monte Nàmafjall, su cui si può salire per godere del panorama geotermico dall'alto, molto particolare e interessante per la colorazione del terreno rosa-arancione-ocra disseminato da bocche fumanti. Personalmente ho trovato questo sito molto più particolare rispetto a quello di Geysir proprio per le sfumature di colore delicate che regala ai visitatori. 
Altra forza della natura è lo spettacolo della cascata Dettifoss, una delle più impressionanti di tutta l'Islanda. Il salto non è altissimo, 45 metri, ma la portata è davvero abbondante ben 400 metri cubi di acqua al secondo! Si tratta della cascata con capacità di acqua maggiore in Europa, gli spruzzi di acqua che genera sono visibili fino a un 1 chilometro di distanza. Anche Dettifoss offre due prospettive di osservazione ai lati del canyon, tra i due però non vi è alcun collegamento ed entrambi richiedono una camminata di 15/20 minuti dal parcheggio. Io ho scelto la riva occidentale perché da qui parte un secondo percorso che consente di raggiungere Selfoss, una cascata più piccola, ma che comunque merita una tappa. Vi consiglio di non arrivare alle due cascate in orari di punta per evitare di avere troppa gente intorno. 
Rimettendosi in marcia verso l'Est un'escursione nel Sudlagil Canyon non può mancare. E' un luogo che ho trovato grazie ad Instagram, nella guida infatti non ho trovato alcuna menzione di questo particolare paesaggio, ma forse è stato un bene dato che non ho incontrato praticamente anima viva qui. Devo dire che trovare il punto esatto in cui parte il trekking non è stata cosa facile, il navigatore non è riuscito a individuare la stradina esatta in cui scendere e dopo una serie di manovre esplorative ho trovato i cartelli con le indicazioni per raggiungere il luogo di partenza. La camminata si snoda tra sterrato, campi  e roccia per circa 5 km (circa 10 km andata e ritorno, ma dipende da quanto volete immergervi nel canyon), non presenta particolari difficoltà anche se a tratti è necessario guadare alcuni fiumiciattoli. Una delle prime meraviglie che si aprono dinnanzi a voi mentre vi addentrate nel canyon, è una cascata con le pareti piene di colonne in basalto nere, un contesto davvero sorprendente e curioso. Continuando a percorrere il sentiero si inizia a scorgere il canyon basaltico vero e proprio affascinante per la composizione e per i contrasti cromatici tra l'azzurro delle acque glaciali del fiume che lo attraversa e i toni scuri delle colonne che si ergono da esse. Le foto non rendono bene ciò che gli occhi qui possono catturare e soprattutto non potranno mai esprimere lo stupore che suscitano in chi si trova immerso in questo luogo per la prima volta, mi ha davvero colpita l'architettura creata dalla natura con i suoi processi millenari e ancora una volta mi sono innamorata di questa terra dall'energia incredibile. 

DAY 7 LAGARFLJOT-EGILSTADIR-SEYDISFJORDUR-HOFN-TERME HOFFEL-VATNAJOKULL-VIK

Dopo aver speso la notte in van nei pressi di Sudlagil Canyon mi sono svegliata carica di energia, positività e ancor più impaziente di iniziare a esplorare l'Islanda orientale, chiamata Austurland. Questa parte dell'isola ha un fascino proprio, poco popolata e con panorami molto variegati tra loro: ripide montagne, cascate e villaggi incastonati nella costa frastagliata dai fiordi. 
Viaggiando nell'entroterra mi sono trovata dinnanzi a un pittoresco lago dalle acque grigiastre calmissime, Lagarfjolt, bacino in cui  pare dimori un mostro che ha fatto la sua comparsa in epoca vichinga. Lagarfljotsormur è una creatura serpentiforme avvistata l'ultima volta nel 2012 da un contadino del posto. Leggenda o realtà? Una cosa è sicura il mostro non teme il freddo dato che le acque che sgorgano nel lago giungono direttamente dalla calotta glaciale del Vatnajokull. Poco lontano  si trova Egilstadir, una cittadina che dispone di molti servizi e di ottime panetterie con vista lago per una colazione unica!
Il punto più orientale che ho raggiunto, e forse uno dei luoghi che maggiormente porto nel cuore, è Seydisfjordur pittoresca cittadina circondata da vette innevate con casette in legno dipinte con colori vivaci. Fortunatamente percorrendo la strada che collega Egilsstadir a Seydisfjordur il sole mi ha fatto compagnia e mi ha regalato scorci bellissimi e coloratissimi. L'origine di Seydisfjordur è abbastanza recente, sorse nel 1848, come centro di commercio e fece fortuna poco dopo grazie alla pesca delle aringhe. Il fiordo qui offre protezione al villaggio ed è per questo che con il tempo è diventato un importante centro per i pescatori islandesi. Durante la Seconda Guerra Mondiale Seydisfjordur fu utilizzata dalle truppe britanniche e statunitensi come base militare, ma venne bombardata dagli aerei tedeschi che miravano ad una petroliera; le bombe mancarono il bersaglio, una esplose però talmente vicino alla nave da farla affondare nel fiordo, dove giace ancora oggi.
Una delle attrazioni più note qui è la Via dell'Arcobaleno, molto immortalata nelle foto dai turisti, il nome è dovuto al fatto che è stato dipinto sul selciato che porta alla Blàa Kirkjan un lungo arcobaleno. Essendo collocata sotto ai ripidi versanti della Valle di Seydisjordur la cittadina è stata spesso soggetta a valanghe, gli eventi più disastrosi ebbero luogo nel 1885 e nel 1996.
Scendendo vero sud-est si iniziano ad intravedere le enormi lingue di ghiaccio  che dominano la parte interna dell'Islanda e che si estendono fino alla costa. Il Vatnajokull domina questa regione e i suoi enormi corsi d'acqua  intrappolati nel ghiaccio  si riversano nel mare creando scoscese vallate. Hofn è una delle porte d'accesso al ghiacciaio e a ovest dell'abitato si scorge parte della massa di ghiaccio che lo compone. 
Hofn sorge in una posizione singolare a metà tra il mare e i ghiacci del Vatnajokull; il suo nome vuol dire "porto", denominazione calzante perché gli abitanti basano la loro economia sulla pesca e sulla lavorazione del pesce, l'humar, gli scampi, è la varietà ittica maggiormente trattata qui. Nella zona del porto ci sono numerose tavole calde in cui poter assaggiare ottimi fritti di scampi e degustare le birre locali. Poco distante da Hofn, percorrendo una delle strade che portano ai numerosi accessi al ghiacciaio, ho trovato delle vasche d'acqua calda con una vista  mozzafiato: le terme di Hoffel. Non aspettatevi di trovare un sito termale di lusso poiché si tratta di quattro vasche molto spartane con la temperatura dell'acqua differenziata, l'ingresso è a pagamento e comprende anche un asciugamano. Ho letto su Tripadvisor commenti molto negativi rispetto questo sito, penso invece sia un posto per veri intenditori e per gli amanti della vita spartana senza troppe comodità e fronzoli, perciò l'ho molto apprezzato. 
Un'ultima tappa, davvero memorabile, è stata la visita serale ad una delle tante lagune del Vatnajokull raggiungibile percorrendo una strada vicino al sito termale; in realtà la percorrenza è riservata ai soli mezzi dotati di 4x4, ma con un azzardo e un super mezzo van come il mio (Nissan NV 200) sono riuscita a giungere a destinazione senza intoppi! Con una breve "scarpinata" si raggiunge un punto rialzato rispetto la laguna glaciale formata dai ghiacci e su cui galleggiano silenziosi gli iceberg, l'atmosfera creata dalle luci dell'imbrunire ha dato vita a giochi cromatici davvero indimenticabili che mi hanno emozionata molto: rimanere soli, in silenzio con i propri pensieri in un luogo così è stata un'emozione indescrivibile. 

DAY 8 SKAFTAFELL-JOKULSARLON-DIAMOND BEACH-KIRKJUBAEJARKLAUSTUR-VIK

Skaftafell è una delle zone del Parco Nazionale di Vatnajokull, uno dei luoghi di maggiore richiamo per i turisti che ogni anno raggiungono l'Islanda, un territorio incantevole che racchiude al suo interno vette, ghiaccio e attraversato dai tipici sandar. I sandar sono ambienti tipici di questa zona, si tratta di  immense pianure deserte dal fragile ecosistema, formatesi con l'azione millenaria dei ghiacciai e con le inondazioni improvvise causate dallo scioglimento delle calotte polari. Percorsi ed itinerari per scoprire queste distese di ghiaccio sono molti, il consiglio è di cercare il più adatto alle vostre esigenze, se scegliete zone difficilmente accessibili ricorrete  a tour organizzati che partono dal centro visite del Parco Nazionale Vatnajokull. Il Parco venne istituito nel 2008 con l'intento di creare una gigantesca area che unisse  la calotta glaciale del Vatnajokull ai parchi Skaftafell e Jokulsarhljufur, precedentemente istituiti e aperti al pubblico. I confini del parco custodiscono fiumi glaciali, splendide cascate come quella di Svartifoss e crateri vulcanici stratificati, insomma è un'area di grande importanza geologica, ecologica e storica. 
Conservata e protetta nella terra dei ghiacci è la laguna glaciale Jokulsarlon a metà strada tra Hofn e Skaftafell, anche in questo caso ogni descrizione non può certo rendere giustizia alla bellezza e alla magia che si respira in questo angolo di Islanda. Forse il tempo trovato in questa tappa è stato uno dei peggiori, ma il forte vento e la pioggia hanno reso ancora più autentico e affascinante il luogo. Gli iceberg si staccano da una delle diramazioni del Vatnajokull precipitando in acqua per poi essere trasportati dalla corrente verso l'Oceano Atlantico; le imponenti masse di ghiaccio presentano in alcuni casi striature dovute alle ceneri delle eruzioni vulcaniche e sfumature di un azzurro mai visto altrove. Gli iceberg non sempre riescono ad uscire dalla laguna e per farlo possono impiegare anche diversi anni, non si sciolgono mai, anzi continuano a ghiacciare; di tanto in tanto il silenzio viene spezzato dai tonfi degli iceberg che si staccano dalle masse di ghiaccio e che alle volte creano onde pericolose. Se come me decidete di visitare questo luogo alle prime ore dell'alba, le uniche forme di vita in cui vi imbatterete oltre a qualche uccello sono le foche, tra le poche creature che riescono a vivere con temperature così rigide. Che bello vederle nuotare tra i ghiacci, giocare tra loro e osservare le loro tecniche di pesca così goffe!
Alla foce del fiume Jokulsa si trova la famosissima Diamond Beach, una spiaggia di sabbia nera su cui si depositano i pezzi di ghiaccio che escono dalla laguna, la denominazione si rifa al fatto che questi iceberg sullo sfondo scuro sembrano proprio essere preziosi diamanti e non semplici pezzi di ghiaccio.  
Attrazione di notevole interesse storico è Kirkjubaejarklaustur (impronunciabile!), uno dei primi insediamenti fondato a fine 1100 da alcuni monaci irlandesi e sede di un monastero di suore benedettine da cui prese il nome la vicina cascata (Sytrafoss, Cascata delle Sorelle). I racconti narrano di questo sito religioso facendo riferimento a suore virtuose e peccatrici menzionando inoltre un tesoro nascosto nei dintorni. Attrazione dall'origine molto controversa è il Kirkjugof (pavimento della chiesa), un lastricato basaltico che secondo molti potrebbe essere un antico pavimento di una chiesa e che per altri è invece semplicemente un fenomeno geologico naturale. 

DAY 9 VIK-MYDRDALSJOKULL-REYNISFJARA-REYNISDRANGUR-SKOGAR-SKOGAFOSS-SELJALANDFOSS 


Anche la strada che porta a Vik lascia scorgere in lontananza le lingue del ghiacciaio, sono molte le fattorie sorte al confine con i ghiacci e che hanno conservato l'antico aspetto bucolico. Il Myrdalsjokull è il quarto ghiacciaio islandese per dimensioni. Al di sotto della calotta sonnecchia il vulcano Katla, cratere che erutta periodicamente attraverso il ghiaccio sommergendo la pianura costiera con una massa di acqua, sabbia e tefrite. Questo luogo, come molti cartelli sottolineano, è molto pericoloso:risulta difficile orientarsi, meglio evitare escursioni fai da te, anche se seguendo le indicazioni potete giungere nei suoi pressi per dare uno sguardo ravvicinato al ghiacciaio.
Piccola cittadina collocata sulla costa meridionale, la più a sud di tutta l'Islanda, è Vik considerata anche la più piovosa. E' un punto strategico da cui partono numerosi tour e che offre molto a chi vi arriva soprattutto dal punto di vista naturalistico. Il centro è dominato dalla chiesa Vikurkirkja, quest'anno sulla copertina della guida Lonely Planet Islanda, da qui potete godere di un panorama 360 gradi su Vik. Entrando all'interno dell'edificio costruito negli anni '30 vi stupiranno le particolari vetrate, istoriate con figure geometriche molto spigolose. La natura qui può essere molto pericolosa, la famosa spiaggia nera ad esempio è nota per le onde anomale che molto spesso travolgono i turisti che si avvicinano troppo; sui ghiacciai invece, a causa dell'attività vulcanica, si creano spesso pericolosi crepacci che divorano gli escursionisti meno esperti. Per questo ai turisti si chiede e ricorda semplicemente di rispettare la natura. Le vaste pianure di sabbia lavica di colore nero, collocate a est di Vik, si sono formate con il materiale fuoriuscito dalle viscere del ghiacciaio Myrdalsjokull durante le eruzioni del vulcano Katla. Se la storia del vulcano vi incuriosisce e volete approfondire le vostre conoscenze a riguardo potete spendere un'oretta al Lava Show a Vik, uno spazio espositivo moderno ed interattivo che propone l'esperienza dell'eruzione di un vulcano in totale sicurezza. Reynisdrangur è il luogo più celebre di Vik: un gruppo di faraglioni che si ergono dalle gelide acque dell'oceano come torri; secondo la tradizione sarebbero gli alberi di una nave che alcuni troll stavano saccheggiando quando furono sorpresi dai raggi di sole che li pietrificò. La mattina presto passeggiando sulla spiaggia ho potuto avvistare le famose pulcinelle di mare dal becco coloratissimo e dall'andatura impacciata,volatili curiosi e molto diffusi nel nord Europa. Sul versante occidentale vi è l'imponente crinale che sovrasta Vik e che conduce alla spiaggia nera Reynisfjara. Oltre la particolarità data dal colore nero del litorale altro elemento unico è un gruppo di colonne basaltiche che si innalzano a poca distanza dall'acqua,set perfetto per scatti fotografici.
Anche Skogar si annida sotto una calotta glaciale, è un piccolo agglomerato di case da cui partono numerosi trekking ed escursioni, anche qui non mancano caffè con ottime proposte di pasticceria. Ai margini occidentali si trova Skogafoss, cascata con un salto di 62 metri, qui ho avuto la fortuna di trovare qualche raggio di sole che finalmente mi ha regalato il tanto atteso arcobaleno da immortalare nelle foto! Si può salire in cima alla cascata con una ripida scalinata che la fiancheggia e poter così vedere dall'alto il salto verticale del corso d'acqua. Seljalandsfoss è l'ultima cascata "famosa" che ho visto. Il fiume Seljalandsá, Fiume Liquido, cade per circa 60 m offrendo con le luci del sole giochi di colore e arcobaleni pazzeschi. La particolarità di questa cascata è di avere un sentiero  che permette di arrivare dietro la cascata stessa per ammirarne il potente getto. Preparatevi ad uscirne completamente zuppi, ma ne vale la pena, è una prospettiva insolita per osservare una cascata!

DAY 10 SELJAVALLALAUG-REYKJAVIK-KEFLAVIK

Cosa fare l'ultima mattina in Islanda se non immergersi per l'ultima volta in una vasca termale? Così ho fatto, scegliendo le terme di Seljavallalaug, lontane dai sentieri turistici, immerse nel verde della natura, nel nulla più totale. Non essendo un luogo molto frequentato e battuto non è tenuta benissimo, lo spogliatoio in particolare è molto sporco, la vasca invece essendo stata costruita nel lontano 1923 è completamente rivestita di alghe verdi che rendono la pavimentazione molto scivolosa. L'acqua è molto calda vicino alla sorgente, diventa via via più fresca man mano che ci si allontana da essa, ma è sicuramente uno dei modi più suggestivi per trascorrere l'ultimo giorno e fare il pieno di vibrazioni positive.
Un'ultima passeggiata a Reykjavik per un po' di sano shopping last minute e l'ultimo luogo da scoprire di questo viaggio in Islanda è stato Keflavik.
Keflavik è una zona molto moderna e distante dai piccoli insediamenti islandesi, piena di costruzioni, agglomerati suburbani, locali e negozi. Non c'è molto da fare, ma con una passeggiata passeggiata si giunge nei pressi della scultura di Asmundur Sveinsson, famoso scultore islandese. Oltre il porto vi è una grotta nera dove una Gigantessa, personaggio dei libri per bambini di Egilsdòttir, sta seduta su una sedia a dondolo. Approfittate dei molti supermercati di Keflavik per acquistare prodotti enogastronomici da portare con voi in Italia. 

Che dire di questo viaggio in Islanda? Una terra magnifica, che stupisce e lascia senza parole ad ogni sguardo, una natura che ti conquista e ti entra dentro, un'energia che non trovi da nessuna altra parte al mondo...Insomma un'esperienza da fare almeno una volta nella vita, ma con la consapevolezza che una volta di nuovo a casa la porterai sempre nel cuore! 
Seguiranno in un articolo a parte le Dritte di Vagabionda a tema Islanda, non voglio dilungarmi troppo!

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VERDE, NATURA, CASCATE E TANTA ACQUA! IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA PARTE 1



L'Islanda è stata per molti anni in cima alla lista di luoghi che mi sarebbe tanto piaciuto visitare, ma mai avrei pensato di riuscire a realizzare questo mio piccolo sogno in un periodo così delicato come quello che stiamo vivendo, invece, l'estate 2020, quella dell'emergenza Covid19 ha portato con sé qualche lato positivo come l'abbassamento del prezzo di  alcuni voli aerei.
Cercherò di essere il più sintetica possibile, ma ho davvero tanto da raccontare!

LA MIA ISLANDA IN BREVE

Periodo della vacanza: 29 luglio- 7 agosto, teoricamente il periodo migliore secondo le statistiche meteo, in pratica non ho quasi mai visto il sole!
Mezzo di trasporto per raggiungere l'Islanda: aereo, con la compagnia WizzAir ho trovato una tariffa molto vantaggiosa. 
Mezzo per gli spostamenti in Islanda: van...Dormi e mangi dove e quando vuoi!
Informazioni sanitarie Covid19: precauzioni e obblighi variano a seconda dei casi di contagio registrati sull'isola, all'arrivo ho dovuto sottopormi a tampone, ovviamente a mio carico, ma in alternativa a luglio 2020 si poteva osservare un periodo di quarantena di 14 giorni. Per informazioni dettagliate e aggiornate consultate il sito
Capitale: Reykjavik.
Moneta: corona islandese, potete pagare con carte di credito o bancomat dappertutto, perfino nei campeggi!
Cosa mettere in valigia: tanta voglia di camminare, spirito di adattamento, delle buone scarpe da trekking, occhi sempre vigili e pronti a osservare lo splendido paesaggio che vi accompagnerà in ogni momento del viaggio, infine ultimo, ma non meno importante un buon impermeabile!
Ore di luce a fine luglio/inizio agosto: tramonto, quando c'è il sole, intorno alle 23, alba alle 2:30 del mattino, le molte ore di luce vi consentiranno di sfruttare la giornata al 100%.
Budget totale della mia vacanza: 1300 euro comprensivo di viaggio aereo, tampone, noleggio van, spesa, musei ed extra.

DAY 1 REYKJAVIK- CIRCOLO D'ORO

Il primo giorno, poiché in attesa dell'esito del tampone, ho dedicato alcune ore all'esplorazione di Reykjavik, la capitale più a nord del mondo. La cosa che fin da subito mi ha colpita e vi colpirà è la sua anima eccentrica e creativa espressa nei colori accesi delle case, nelle forme delle costruzioni, nel design quasi surreale e nella vivacità dei suoi abitanti.
Reykjavik, "Baia dei fumi" per via del vapore sprigionato dalle bocche geotermiche, venne fondata da un norvegese in fuga dalla propria patria nell' 871 d.C., la leggenda narra che Ingòlfur gettò in mare i pilastri di legno collocati ai lati dei troni vichinghi e decise di stabilirsi nel punto in cui gli dèi li trasportarono a riva.
Si tratta di una cittadina piccola rispetto alle capitali europee che siamo abituati a frequentare, ma è comunque ricca di storia e punti di interesse. Vi consiglio una passeggiata mattutina nel centro, le vie pedonali sono rese particolari dalla presenza di arcobaleni, disegni colorati, murales, installazioni e decorazioni sui lampioni. Il quartiere della "vecchia Reykjavik" conserva edifici storici e si trova in prossimità di un lago artificiale, qui si trovano il Parlamento, il Municipio e una graziosa chiesa luterana bianca. Poco distante, raggiungibile a piedi, c'è il "Vecchio Porto", un quartiere rinato negli ultimi anni arricchendosi di musei, spazi per l'intrattenimento, gallerie d'arte e ristoranti vista mare. Se vi interessa da qui partono molte escursioni in barca per vedere la balene, le pulcinelle di mare e quando è periodo l'aurora boreale.
Purtroppo con le modifiche degli orari di apertura causa covid, non sono riuscita a visitare nessun museo, ma voglio consigliarvi una visita al Museo delle Saghe e al Museo d'Arte, che dalle descrizioni della guida mi sono sembrati molto interessanti. Una tappa obbligatoria è la chiesa Hallgrimkirkja, la grande e imponente costruzione che domina lo skyline della città, uno dei monumenti più riprodotti e rappresentati dell'isola. E' possibile salire in cima alla torre e godere di una vista mozzafiato su Reykjavik (costo 8 euro); l'architetto che costruì la chiesa cercò di creare uno stile che incorporasse gli elementi naturali dell'isola, per questo ai lati della torre ci sono delle colonne che ricordano il basalto vulcanico. 
Poco distante dalla capitale, nella regione sud-occidentale, si trova un piccolo assaggio delle meraviglie custodite in Islanda: il Circolo d'Oro; è un percorso turistico che comprende Þingvellir (punto di incontro delle placche tettoniche), Geysir (getti di acqua calda che eruttano oltre 100 volte al giorno) e Gulfoss (un'enorme cascata). L'itinerario è molto vasto, si snoda per 300 km, quindi potete selezionare a seconda dei tempi e del vostro interesse su cosa concentrarvi maggiormente. Personalmente ho scelto di fare una camminata nell'area di Þingvellir, dove gli antichi Vichinghi fondarono il primo parlamento democratico al mondo; l' UNESCO ha dichiarato questo sito Patrimonio dell'Umanità nel 2004.
La pianura di  Þingvellir è situata nel punto di confine delle placche tettoniche del Nord America e dell'Europa, ogni anno esse si allontanano l'una dall'altra da un minimo di 1 mm a un massimo di 18 mm! E' decisamente rilassante passeggiare tra le placche, lo scenario è molto suggestivo, io ho scelto di percorrere un sentiero poco battuto partendo dal parcheggio del centro visite del parco (anziché dal famoso ponte di legno a cavallo delle due placche).
Geysir è una delle attrazioni turistiche più note dell'Islanda, significa letteralmente eruzione ed è la sorgente di acqua calda da cui hanno poi preso il nome tutti gli altri geysir.  Si trova nella zona geotermica di Haukadalur, una valle con sorgenti termali caldissime, pozze dall'azzurro intenso, zone con ribollenti fanghi termali ed elementi minerali dai colori accesi. Fortunatamente il primo giorno il tempo è stato clemente e mi ha regalato un bel tramonto proprio qui a Geysir, è molto emozionante osservare il getto ribollire nella pozza e vederlo improvvisamente eruttare verso il cielo, il tutto è stato reso ancor più magico dalle luci della sera. 
Ultima attrazione del Circolo d'Oro è Gulfoss, la maestosa cascata del fiume Hvìtà, il salto di circa 32 metri è collocato in un contesto naturalistico davvero sorprendente: intorno l'erba è verdissima, sembra quasi una moquette per la sua perfezione e con la luce del sole che si infrange contro l'acqua si formano bellissimi arcobaleni. Potete osservare Gulfoss dall'alto oppure avvicinarvi maggiormente, personalmente ho preferito la prima opzione. 

DAY 2 KERID-VESTURLAND- SNAEDFELLSJOKULL

Il percorso iniziale pensato per questo viaggio on the road è stato quello della famosa Hringvegur (la strada di circa 1350 km che percorre il perimetro dell' isola) in senso orario, quindi partendo da sud, ma dopo aver consultato il meteo si è decisa percorrenza in senso antiorario, partendo dai fiordi occidentali (decisione inutile perché l'acqua è stata comunque una compagna di viaggio sempre presente!).
Prima di lasciare il Circolo d'Oro una tappa a cui non si può rinunciare è Kerid, un cratere vulcanico formatosi 6500 anni fa in seguito a un'esplosione; l'ingresso è a pagamento, ma ne vale sicuramente la pena, in circa 20 minuti percorrerete la circonferenza del cratere al cui interno nel corso dei secolo si è formato un lago dalle acque azzurre limpidissime, i colori che osserverete qui sono molto contrastanti tra loro: rosso intenso della terra, grigio dalle tonalità chiarissime del cielo, verde vivido del muschio e trasparenza dell'acqua. 
Macinando qualche centinaia di chilometri si giunge nella parte occidentale dell'isola che al suo interno condensa tutte le  bellezze naturali che troverete sul territorio: spiagge chilometriche, villaggi antichi, colori mai visti e una natura impervia ancora intatta.
Dopo una piccola pausa caffè a Borgarnes, località che ospitò i primi insediamenti umani in Islanda, ho visitato il paese medioevale di Reykholt. Qui visse e fu ucciso una delle personalità di spicco del Medioevo islandese Snorri Sturluson, infatti qui i punti di interesse  ruotano proprio intorno alla  figura del condottiero/studioso islandese. Camminando per il piccolo centro mi sono imbattuta nella Snorralaug (piscina di Snorri), una vasca circolare antichissima alimentata da una sorgente termale, le pietre con cui è stata costruita questa laug sono originali e risalgono al X secolo, Snorri qui si immergeva e meditava. Accanto alla vasca si apre un tunnel rivestito con pannelli in legno che conduce alla fattoria di Snorri. Secondo gli studiosi questa è stata la prima struttura termale costruita dell'uomo in Islanda, non è però possibile rilassarsi al suo interno a causa della temperatura troppo alta dell'acqua. 
Proseguendo verso la penisola di Snaefellsnes mi ha colpita il paesaggio quasi surreale: maestoso e pieno di energia con grandi spianate di lava, cascate, rilievi e fiumi. A Budir si trova un'interessante  chiesa nera immersa nei campi di lava quasi a picco sul mare, la costruzione originale bruciò nel 2001, ma venne riedificata e l'attuale edificio è molto simile a quello andato perduto. Dalla chiesa potete fare un piccolo trekking in piano, ben segnalato e con la presenza di pannelli che raccontano la storia della natura di questo luogo, a farvi compagnia tante pecore e ovviamente il ticchettio della pioggia che si infrange sull'impermeabile! Qui le leggende narrano della presenza di un piccolo centro abitato, Budahraun, in cui vivono gli elfi e sotto cui essi costruirono un tunnel di lava lastricato d'oro e pietre preziose che conduce fino a Sturtshellir. Altro angolo da fotografare, poco distante dalla chiesa nera, è una cascata con un salto molto alto e caratterizzata dalla presenza di colonnine basaltiche, con un percorso di 20 minuti potete avvicinarvi, ma per raggiungerne la base il sentiero diventa più tortuoso e in pendenza.
La strada che porta a Grundarfjordur è molto impegnativa, ma anche in questo tratto gli scorci che si aprono agli occhi di chi la percorre per la prima volta lasciano estasiati: laghetti, muschio verde, animali selvatici che attraversano improvvisamente la strada, cielo minaccioso e tanta pietra. Una volta giunti alla baia in cui sorge la cittadina potrete osservare cascate e vette innevate, il tutto avvolto da una sottile nebbiolina che rende ancor più suggestiva questa località. La nebbia qui dicono essere una presenza costante, il paesaggio è stupefacente, forse proprio per questo le comunità di pescatori hanno nel tempo deciso di stanziarsi qui. A vegliare su Grundarfjordur si erge il Kirkjufell, montagna dalla forma particolarissima, a me ha ricordato infatti il cappello parlante di Harry Potter, alta 463 m. è uno dei luoghi più immortalati nelle fotografie dei turisti. Il Kirkjufell fa da sfondo alla cascata Kirkjufellsfoss, sarebbe stato bello poter vedere questa meraviglia della natura con le luci del tramonto, ma ancora una volta il grigio del cielo plumbeo ha prevalso regalandomi comunque bellissime sensazioni. E' comunque stato impagabile dormire in van ai piedi della  montagna, aprire il portellone alla mattina svegliata dal belato delle pecore al pascolo e osservare la strana forma del rilievo. Per un risveglio più immediato vi consiglio di lavarvi il viso con le acque freschissime della cascata!

DAY 3 LAUGAR-REYKHOLAR-HVAMMSTANGI-HVTSERKUR

Il terzo giorno le ore spese in macchina sono state molte, ma non vi peserà mai rimanere alla guida con dei panorami così incredibili, la sensazione è sempre quella di essere finiti in un dipinto in cui le tonalità di verde, marrone e grigio sembrano mischiarsi in continuazione regalando scenari unici.
Dopo la seconda notte trascorsa in van la prima necessità della giornata è stata quella di immergersi in acque calde, per questo la prima tappa è stato il villaggio di Laugar luogo di nascita di Gudrun Osvifursdottir, protagonista della Saga Laxdaela (saga islandese).  Gli storici qui hanno individuato la Godrunarlaug (Vasca di Godrun): è gratuita e troverete un piccolo spogliatoio in legno su cui sono incise le famose rune islandesi. In lontananza, mentre siete immersi nelle tiepide acque della vasca, si scorge l' affioramento roccioso ritenuto da molti "la cattedrale degli elfi".
La costa meridionale dei fiordi occidentali è poco popolata, non vi sono veri e propri centri abitati, ma casette sparse qua e là nella natura intatta; la strada in questi fiordi remoti è poco battuta, spoglia e allo stesso tempo spettacolare, forse proprio per questo molte specie a rischio estinzione hanno trovato qui il loro habitat ideale. Reykholar è uno dei centri più grandi che ho incontrato, sorta su un'area geotermica è frequentata quasi esclusivamente per il birdwatching. 
Continuando sulla  Hringvegur si raggiunge Hrutafjordur, confine tra Islanda nord-occidentale e i fiordi occidentali, Hvammstangi è tappa obbligatoria, il motivo di richiamo per i molti turisti è la presenza di colonie di foche che dimorano nelle vicinanze. Le opzioni per l'osservazione di questi dolci animali sono molte: escursioni a cavallo, trekking di facile intensità e uscite in barca per circumnavigare la Penisola di Vatnsnes. Questa penisola è un luogo di aspra bellezza, caratterizzato da colline scoscese che si susseguono lungo la dorsale, il punto più interessante è Hvitserkur, punto in cui si alza dal mare il famoso faraglione alto 15 metri. La leggenda narra di Hvitserkur, un troll sorpreso all'alba mentre cercava di distruggere il monastero di Pingeyrar a causa del rumore assordante delle sue campane, poiché calcolò male le distanze venne pietrificato dai raggi del sole. Personalmente la sua forma mi ha ricordato più un elefante che si abbevera nelle acque del mare piuttosto che un troll. Scendendo lungo il sentiero che parte ben segnalato dal parcheggio c'è una spiaggia di sabbia nera dove se avete fortuna potete vedere sostare le foche.

DAY 4 BLONDUOS-SKAGAFIORDUR OCCIDENTALE-GLAUMBAER-HOSFOS

Lasciata la penisola di Vatnsnes ci si addentra nell'Islanda settentrionale, Blonduòs è una buona meta per una pausa ristoro, peculiarità che la contraddistingue è la chiesa dalle linee moderne, di recente costruzione, potete gironzolare a piedi dato che è un centro molto piccolo. Altra caratteristica della cittadina è che in mezzo al corso del fiume Blanda sorge un isolotto collegato all'abitato per mezzo di un piccolo ponte pedonale, passeggiare su questa particolare isola è molto piacevole perché permette l'osservazione di uccelli rari.
Skagafjordur è famosa per gli allevamenti di cavalli, i paesaggi selvaggi incontaminati, per le vestigia storiche e per l'offerta di attività da svolgere all'aperto. Tappa non molto distante da Skagarfjordur è un'interessante fattoria-museo che mi ha affascinata molto: Glaumbaer. Questo sito storico risale al XVIII secolo e vi ho trovato un museo davvero ben conservato con un allestimento molto originale; propone un percorso all'interno di una tradizionale fattoria islandese con il tetto in torba, si tratta di un complesso di piccoli edifici collegati tra loro da una strada di passaggio centrale. A Glaumbaer sono perfettamente conservati gli antichi vani abitativi pieni di oggetti d'uso quotidiano, mobili attrezzi e utensili d'epoca, il tutto consente di farsi un'idea della vita all'epoca di costruzione del curioso complesso. 
Infine prima di raggiungere Akureyri, seconda città d'Islanda per dimensioni, suggerisco un pit stop a Hosfos, villaggio di pescatori e centro di commerci fin dal XVI secolo. Nella maggior parte dei piccoli paesi islandesi ho trovato eleganti cafè con un  notevole assortimento di squisita pasticceria, una delle torte che ho gradito maggiormente è stata quella alle carote, ma lasciatevi tentare anche dalle paste e dai lievitati alla cannella!

DAY 5 AKUREYRI-GODAFOSS-LAGO MYVATN

Akureyri è una città che negli ultimi anni ha iniziato a far parlare molto di sé, come a Reykjavik nel centro vi sono installazioni, arcobaleni dipinti sul manto stradale e costruzioni dalle linee bizzarre, ma presenta anche una buona selezione di ristoranti, caffè, gallerie d'arte e negozi. La sera qui c'è addirittura un po' di vita notturna, cosa che non ho mai riscontrato in altri luoghi che non siano la capitale! La piccola metropoli si colloca in un contesto suggestivo: alzando lo sguardo si svettano montagne dalle cime innevate e abbassandolo trovate il mare, un contrasto che la rende molto affascinante.  Un'attrazione che vi consiglio è il giardino botanico, con ingresso gratuito alle spalle della maestosa chiesa, la varietà di flora è notevole se considerate che siamo a poca distanza dal Circolo Polare Artico. Sono conservate le principali specie endemiche islandesi e piante di alta quota provenienti da tutto il globo. Akureyri è dominata da Akureyrarkirkja, progettata dallo stesso architetto della chiesa di Reykjavik, le somiglianze infatti non sfuggono ad uno occhio attento; elemento che la differenzia è la presenza all'interno di una nave che pende dal soffitto: come la tradizione nordica vuole, si tratta di un offerta votiva per ottenere la protezione divina delle persone care partite via mare. Dopo cena, all'imbrunire (h 23:30), potete passeggiare sul lungomare, qui vi è un sentiero che costeggia il fiordo.
Nel tratto compreso fra Akureyri e Myvatn troverete Godafoss, la Cascata degli Dèi, formatasi nel bel mezzo di un campo di lava. Anche in questo caso una leggende si lega a questo luogo, nell'anno Mille il Parlamento si radunò  l'oratore addetto alle leggi fu costretto a decidere quale dovesse essere la religione del paese. Dopo aver riflettuto dichiarò l'Islanda cristiana e rientrando a casa, passando proprio accanto a quella cascata, gettò nelle sue acque le statue delle divinità pagane, da qui deriva il nome. Anche per questa foss le prospettive di osservazione sono molte, io le ho provate tutte!
Altra perla del situata nel nord-est dell'isola è la zona del Lago Myvatn, uno specchio d'acqua famoso per la ricca avifauna e per i panorami di bellezza quasi lunare, oltre che per le ribollenti pozze di fango ribollente, le bizzarre formazioni laviche, fumarole e crateri. Un tempo il bacino del lago era completamente ricoperto dai ghiacci poi distrutti dalle violente eruzioni vulcaniche che lo occlusero, il risultato che oggi vediamo è conseguenza di numerosi fenomeni geologici antichissimi. Negli anni '70 fu costruita un'area di conservazione naturalistica e l'estremità meridionale del lago è protetta in quanto monumento naturalistico nazionale. Anche qui sulle sponde del lago Myvatn, immersi nella più totale tranquillità e nel silenzio, è possibile praticare bird watching.

QUESTI SONO STATI I MIEI PRIMI CINQUE GIORNI IN ISLANDA...SEGUIRANNO GLI ALTRI CINQUE E TUTTI I CONSIGLI PER UN VIAGGIO INDIMENTICABILE!!


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CASCATE DI VARESE: UN LUOGO CHE NON TI ASPETTI

Cascata Fermona

Un paio di settimane fa navigando su Google maps mi sono imbattuta in un luogo che fin da subito ha suscitato in me interesse e curiosità: le cascate di Varese! Mai avrei pensato di scovare un angolo così in Lombardia a pochi chilometri dal caos e dal traffico tipico di queste zone.
Questo spettacolo della natura si trova a pochi passi da Ferrera di Varese un piccolissimo borgo, le cascate sono infatti conosciute anche come "Cascate della Ferrera".  

Il percorso...

Partendo dal centro di Ferrera vi sono fin da subito cartelli che indicano la via per raggiungere le cascate, due in tutto, una più piccola e una molto più suggestiva di dimensioni maggiori. La prima parte di sentiero è adatto a tutti poiché di facile percorrenza, nella seconda parte invece essendo sterrato diventa più scivoloso (consiglio di usare scarpe con un buon grip sul terreno). Giunti al primo bivio in soli 5 minuti si arriva alla cascata piccola, continuando per altri 10 minuti invece si raggiunge quella più grossa che merita sicuramente una sosta e che vi incanterà con il suo salto di ben 30 metri.
Alcuni tratti del percorso per giungere alla Cascata Fermona sono abbastanza insidiosi poiché molto scoscesi, attraversati da radici e con scarsa manutenzione; la parte finale del sentiero che scende al fiume presenta ancora i segni della caduta di un albero che ha danneggiato le protezioni: massima prudenza durante la discesa!
Una volta in prossimità del fiume bisogna effettuare una piccola traversata per poter arrivare sotto la cascata, un ultimo sforzo per ammirare questo spettacolo della natura! Per guadare il piccolo corso d'acqua possono essere utili della scarpette da scoglio o delle ciabatte, in alcuni tratti i sassi sono alquanto scivolosi. 

...La mia esperienza

Non avendo molto tempo libero in settimana ho deciso di andare alla scoperta delle cascate una domenica di luglio...Scelta sbagliatissima!! Già all'entrata del paese le macchine in cerca di parcheggio erano tantissime, parlando con un volontario della protezione civile ho scoperto che a causa del grande affollamento domenicale al pomeriggio il paese sarebbe stato chiuso. Titubante sul da farsi ho deciso di andare comunque. Già nella prima parte di sentiero mi sono imbattuta in famiglie, gruppi di amici e passeggiatori solitari, il tutto in barba ai divieti di assembramento previsti dalla regione Lombardia per contrastare il Covid, ma il peggio doveva ancora arrivare! Nella parte più ostica di sentiero, quella finale per scendere alla cascata Fermona, c'era una vera e propria coda per scendere! L'affollamento nei pochi tratti in cui poter stendere gli asciugamani è stato davvero inaspettato, ma questo non ha deluso le mie aspettative rispetto la cascata: bellissima con il salto della Margorabbia che incanta ad ogni sguardo, il tutto inserito in contesto naturale selvaggio e verdissimo.
Consiglio di visitare questo angolo di paradiso in settimana, in orari strategici come le prime ore del giorno o nel tardo pomeriggio per godere appieno della tranquillità del posto, assaporando i profumi del bosco e lasciandosi cullare dallo scrosciare dell'acqua!
Io tornerò sicuramente :)

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PRIMO VIAGGIO DOPO IL LOCKDOWN: WEEKEND NELLE MARCHE


Per molti mesi, durante il lockdown, ho sognato di prendere la macchina, macinare chilometri, camminare, respirare l'aria di mare, bagnare i piedi nell'acqua salata e più semplicemente vedere posti...Quasi non mi sembrava vero che il momento di tornare a viaggiare fosse arrivato davvero!
Ho scelto di trascorrere un weekend lungo, da giovedì a domenica, nelle Marche, regione che non conoscevo bene se non per qualche località balneare in cui ho trascorso le vacanze da piccola. 

Le Marche una regione tutta da scoprire...

Ovviamente in quattro giorni non si può certo pensare di poter visitare una zona così ricca, ma con una buona programmazione prima di partire sono riuscita a stendere un itinerario completo!
Il territorio marchigiano è davvero sorprendente: ricco di piccoli borghi, città d'arte, mare con acqua cristallina e montagne che nulla hanno da invidiare ai rilievi più alti. Una delle caratteristiche del fascino delle Marche è dato dal fatto di essere ancora una regione in parte sconosciuta dai turisti, forse anche a causa della pandemia non ancora del tutto debellata, questo ha consentito di visitare alcuni luoghi in quasi totale solitudine respirando l'atmosfera dei tempi che furono. 
Come sempre prima di un viaggio mi piace informarmi sulla storia della meta in cui voglio recarmi e nelle Marche i principali luoghi d'interesse sono stati il risultato di stratificazioni culturali e di mix che hanno avuto luogo nel corso dei secoli, con i piceni prima e con i romani poi.
Oltre a cultura e natura un aspetto da non trascurare assolutamente è quello gastronomico ed anche in questo campo le Marche hanno davvero molti punti di forza! Nella zona costiera si possono gustare i tipici sapori dell'Adriatico mentre nell'entroterra l'enogastronomia soddisfa anche i palati più esigenti.
Dai pochi giorni trascorsi tra colline e relax in spiaggia ho capito che questa regione dell'Italia centrale ha moltissime sfaccettature come del resto lo sono i marchigiani inizialmente schivi, ma persone toste, generose e "caciarone". 

DAY 1 Numana

Il primo giorno, dopo aver viaggiato in macchina per circa sei ore, io e mia sorella (compagna di viaggio di questo weekend) ci siamo letteralmente fiondate in spiaggia! Abbiamo scelto come base per i nostri spostamenti il piccolo borgo di Numana, quindi la prima spiaggia in cui ci siamo letteralmente arenate è stata la Spiaggia del Frate. Questa parte di Adriatico è un vero e proprio angolo di paradiso immerso tra il verde del Monte Conero e la roccia bianca, il mare neanche a dirlo turchese con acqua pulita e cristallina, niente a che vedere con Rimini e Riccione! 
Prima di ritrovarci in spiaggia l'unico timore che frenava la nostra voglia di andare al mare era il solito affollamento che si è soliti trovare nelle spiagge libere, ma la situazione ben gestita dal comune era perfettamente sotto controllo con distanziamento di sicurezza obbligatorio regolato dalla presenza di pali in legno vicino a cui bisognava stendere asciugamani e sorveglianza da parte dei bagnini. 
Dopo qualche ora di relax in riva al mare abbiamo visitato Numana, non vi occorrerà molto tempo dato che il centro è davvero piccolo! La Costarella, attrazione pittoresca di questa località, è una stradina interamente gradinata lunga qualche centinaio di metri e con una discreta pendenza, costeggiata da tipiche case in pietra e tanto verde in vasi, collega l'accesso meridionale del paese alla Torre del Pincio (in realtà un arco che in passato faceva parte di un punto di avvistamento di epoca romana). Il tramonto sul porto da qui offre colori stupendi e nella piazzetta su cui si erge l'arco troverete molti locali in cui fare aperitivo o cenare con vista mare.
Purtroppo visto il difficile periodo che l'Italia sta attraversando non ho potuto visitare l'area archeologica in cui vi è una tomba picena del IV secolo a.C., la cosiddetta "tomba della regina"per via della ricchezza dei reperti che custodiva al suo interno.
Vi consiglio di passeggiare nei pressi del municipio sul calar della sera le luci, i profumi e l'atmosfera che si respirano sono stati davvero rigeneranti. 

DAY 2 SPIAGGIA DUE SORELLE-OSIMO-SIROLO

Se siete amanti del mare e delle spiagge è d'obbligo un bagno nella bellissima spiaggia Due Sorelle! A mio avviso una delle più belle spiagge che le Marche possano offrire e la più famosa di Sirolo; il mezzo consigliato per accedervi è via mare con partenza dal porticciolo di Numana, ma per i più esperti camminatori c'è il Sentiero del Lupo. In questo periodo la prenotazione del traghetto è obbligatoria per evitare assembramenti, molti senza prenotazione non sono salpati, quindi suggerisco di mandare una mail o di telefonare direttamente i Traghettarori del Conero per prendere accordi su orari partenza e rientro. 
Il trasferimento in traghetto è breve (circa 20 minuti), all'interno e all'esterno dell'imbarcazione sono rispettate tutte le norme di igiene e sicurezza (equipaggio con mascherina, igienizzanti mani ovunque, posti con distanziamento obbligatorio...). Il viaggio è accompagnato da una registrazione che ripercorre la storia di Numana e Sirolo indicando in tempo reale punti della costa; anche il nome della spiaggia viene spiegato dalla guida turistica 2.0: i due imponenti scogli quasi gemelli che emergono dal mare ricordano due sorelle in preghiera orientate verso il monte Conero. La caletta è veramente bella, grazie alle presenze contingentate non era nemmeno sovraffollata come dalle foto che ho visto in rete risalenti ad altri anni quindi ci siamo godute a pieno la bellezza incontaminati di questo luogo, essendo all'interno di una riserva non è consentito fumare o raccogliere sassi e conchiglie. Grazie al fondale composto da sassi bianchi l'acqua assume tonalità di azzurro molto intenso...Attenzione una foto tira l'altra!
Dopo una rigenerante giornata trascorsa al mare e con un colorito decisamente migliore è ora di visitare il borgo di Osimo un elegante insediamento collocato sulle colline e protetto da maestose mura.
Le origini di Osimo sono molto antiche, fu fondato dai Romani che già nel 157 a.C. costruirono un imponente sistema difensivo, durante l'epoca medioevale fu un importante centro politico e militare. Agli inizi del XII secolo diventò libero Comune mentre nel XV secolo subì le signorie di Malatesta di Rimini e di Francesco Sforza poi, fino al 1500 quando tornò sotto influenza pontificia. Il passato di Osimo fu sempre molto prospero e fortunato, per questo nel tempo sono sorti edifici realizzati da famosi architetti del tempo. Presa dalle truppe napoleoniche venne annessa al Regno d'Italia, in tempi più recenti durante l'occupazione nazista di Ancona tutte le attività amministrative del capoluogo vennero trasferite qui, nel luglio 1944 Osimo viene liberata dai partigiani aiutati dai soldati polacchi di stanza nella regione. 
I principali monumenti e punti d'interesse sono collocati nel centro storico della cittadina: Palazzo Comunale, di stampo quattrocentesco ha un'alta Torre Civica risalente al XII secolo, Grotte del Cantinone (che non ho visitato in quanto chiuse), Fonte Magna, Mura Romane, Cattedrale di San Leopardo, Battistero...Insomma piccolo ma ricchissimo questo borgo!
Sirolo non mi ha entusiasmata...E' un tipico paesino di mare! Carino il cosiddetto Piazzale Marino che fa da balcone sull'Adriatico, ma per il resto offre molto di più per le spiagge (Urbani, San Michele, dei Sassi Neri e Due Sorelle).  

DAY 3 PORTO RECANATI-CAMERANO

Vicinissimo al promontorio del Conero una delle spiagge più lunghe e meno affollate è quella di Porto Recanati. Anche qui neanche a dirlo acqua e spiaggia sono pulitissime...Tanto che passeggiando, tra sabato e domenica, mi sono imbattuta in ben quattro stelle marine spiaggiate sul bagnasciuga a causa del mare mosso. Se decidete di rimanere in spiaggia fino a tardi potrete riempirvi gli occhi con il blu profondo del mare e godere delle luci del tramonto leggendo e sorseggiando una birra fresca. 
Come di consueto in orario aperitivo scatta la visita ai borghi! Camerano situato al confine sud-ovest del Parco Naturale del Conero è una vera e propria città sotterranea  che si sviluppa all'interno della collina su cui sorge l'abitato medioevale. L'attrazione principale sono le Grotte, un affascinante e intricato labirinto scavato nell'arenaria nel V secolo a.C.; passeggiare nelle silenti viuzze di Camerano è molto rilassante e si possono trovare molti punti panoramici vista mare e colline con tanto di chioschi e bar in cui poter sorseggiare un rinfrescante bicchiere di bianco locale. 


DAY 4 ANCORA RELAX AL MARE

Dato che la spiaggia di Recanati ci è piaciuta molto abbiamo deciso di spendere le ultime ore di ozio prima di ripartire proprio qui, il luogo perfetto in cui ricaricare le batterie prima della settimana lavorativa che ci aspettava!!

I CONSIGLI DI VAGABIONDA

Campi di grano: scendendo da Osimo ci siamo imbattute in un casale immerso nel verde e affacciato su splendidi campi di grano...Abbiamo parcheggiato la macchina e siamo scese per ammirare le spighe dorate rese ancor più belle dalle luci del tramonto. Se siete fortunati sentirete pochissime macchine e osserverete il calar del sole con il sottofondo di grilli e cicale. Scattate foto rispettando la proprietà privata e soprattutto il campo stesso potrebbe essere frutto di duro lavoro e tanti sacrifici.

Campi di girasoli: tipici del centro Italia costeggiano le strade dirigendosi nell'entroterra, ne abbiamo trovati tantissimi nei dintorni di Porto Recanati in direzione Loreto. Purtroppo molti ancora non erano del tutto sbocciati, ma altri erano già al massimo del loro splendore con fiori altissimi e tonalità di giallo che solo a guardarle mettono di buonumore! Anche qui una tappa e qualche scatto sono d'obbligo...Ma sempre con rispetto!

Un calice di buon vino vista colline: viaggiando verso l'interno in uno dei moltissimi borghi presenti sulle colline potete concedervi una degustazione di vini locali accompagnati da formaggi (o da affettati io non li mangio!). I principali vini bianchi locali sono: Bianchello del Metauro, Falerio dei Colli Ascolani, Passerina di Offida, Pecorino di Offida, Verdicchio di Jesi e Verdicchio di Matelica.

Cena in una buona osteria: Osteria del Poggio è stata una buonissima scoperta! Se siete in cerca di tipicità marchigiane questo è il luogo giusto, il menù è molto vario e segue la stagionalità degli ingredienti ovviamente è accompagnato da una buona selezione di vini locali. Io ho assaggiato i passatelli uno dei pochi piatti senza carne ed erano veramente deliziosi.






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CAMOMILLA ESSICCATA FAI DA TE



La camomilla è una pianta molto diffusa, cresce spontaneamente in natura ed è molto utilizzata in ambiente domestico. Le virtù di questa pianta sono molte, ma i suoi principali utilizzi si legano alle proprietà rilassanti e concilianti il sonno. Quante volte mostrando uno stato d'animo molto agitato ci siamo sentiti dire "Fatti una flebo di camomilla!". 
E'  comune trovare la camomilla vicino a campi incolti, nei prati, su sentieri di campagna o bassa montagna, più in generale su tutti quei terreni che risultano essere molto asciutti.
Si possono trovare tante varianti di camomilla in commercio e oltre a quella selvatica ci sono anche piante coltivate; la differenza tra la classica camomilla in bustina, acquistata al supermercato, rispetto a quella raccolta ed essiccata è davvero sorprendente!


Prepariamo la camomilla essiccata...

Diciamo che questa non è proprio una ricetta, ma più un procedimento che ho letto qualche anno fa in un blog. 
Ovviamente il primo passaggio da fare è di raccogliere la camomilla, la pianta deve essere colta nel pieno della sua fioritura, se scegliete di coltivarla regolatevi a seconda della semina. Cogliete il fiore e parte dello stelo, se si presenta particolarmente impolverata o sporca potete sciacquare il tutto sotto acqua corrente, senza lasciarla in ammollo, dopo aver scolato bene asciugate la camomilla con uno strofinaccio o della carta assorbente. 
Per avere un buon quantitativo di camomilla da conservare raccoglietene almeno 1 kg.

Il secondo passaggio è di disporre la camomilla lavata e asciugata all'interno di un contenitore basso e rivestito di carta assorbente, riponetela all'aria, ma conservate il tutto in un luogo fresco, meglio se buio, finché non sarà secca. 
Per questo step possono volerci 5-10 giorni, tutto dipende dalle condizioni del luogo in cui avviene l'essiccazione; un trucco per abbreviare questa fase è quello di asciugare in forno statico la camomilla a 50-60 gradi...Attenzione a non bruciarla! 

Il terzo ed ultimo passaggio da fare quando la camomilla risulterà ben asciutta è di conservarla in un barattolo con chiusura ermetica, meglio se di vetro, sarà pronta da consumare e si conserverà per lungo tempo. 

Infine per prepararne una tazza basterà prenderne qualche cucchiaino, la quantità varia a seconda delle vostre esigenze, da mettere all'interno di un infusore e lasciare a mollo con acqua calda per qualche minuto, magari addolcendo il tutto con del miele. 


Ricordate che la camomilla è anche un'ottima alleata contro i disturbi della pelle grazie alle sue proprietà lenitive, purificanti ed emollienti e risulta molto indicata come rimedio contro i comuni disturbi dell'organismo.




LAGO DI ANTRONA



Una delle più grandi fortune di vivere in Ossola è che con un viaggio in macchina di pochi minuti si possono raggiungere luoghi immersi nella quiete e nella natura. Soprattutto a fine giornata, dopo il lavoro o lo stress quotidiano, è bello rilassarsi sdraiati in un prato, in riva ad un lago alpino o fare quattro passi per muoversi un po'. Oggi vi voglio far conoscere il famoso Lago di Antrona!


Un lago naturale creatosi nel Seicento..

Questo bacino si è originato a seguito di una frana avvenuta nel luglio 1642. Dalla cima di Pozzuoli si staccarono 12 milioni di metri cubi di rocce che giunsero fino al fondovalle ricoprendolo, questo evento provocò la morte di 95 persone e distrusse 40 edifici del paese di Antrona. Un'altra conseguenza della frana fu il blocco della strada percorsa dal torrente Troncone che si allargò formando il lago. 

Un percorso perfetto per lo slow-trekking!

Il percorso ad anello che si può effettuare in meno di un'ora intorno al lago di Antrona è perfetto per una camminata semplice e rilassante, da fare lentamente osservando lo splendido ambiente naturale in cui il lago ha avuto origine. I segni di frane, eventi che da sempre si sono legati alla storia del lago, sono visibili anche oggi (spesso sono presenti sassi lungo il sentiero). 
Potete decidere di arrivare nei pressi del lago direttamente in macchina, parcheggiando vicino al punto ristoro, oppure partendo dal paese di Antrona Piana, questa seconda opzione vi porterà ad allungare il tempo di percorrenza a 2 ore e mezza. 

Il giro del lago...

Potete effettuare il giro del lago in entrambi i sensi, in senso orario (il giro che ho sempre fatto io) oppure antiorario. Scegliendo la prima inizierete questa piccola escursione su un sentiero sterrato, pianeggiante e di semplice percorrenza. 
Dopo circa 15 minuti di cammino attraverserete un ponte costruito sopra il torrente Troncone, qui potete respirare una leggera brezza data dallo schizzare dell'acqua quando ha una  portata abbondante. Continuando il sentiero inizia a snodarsi tra le rocce, qui è facile trovare qualche sasso caduto, ma sono ostacoli facili da aggirare; il percorso diventa più stretto e inizia una piccola salita. 
Il sentiero vi porterà in poco tempo in una posizione sopraelevata rispetto al lago, dovrete solo ascendere su una ripida scaletta metallica che diventa poi una passerella sospesa, questa permette un passaggio davvero suggestivo all'interno della cascata del Sajont, uno degli elementi visibili appena giunti in prossimità del lago. E' un punto di vista davvero particolare per ammirare il lago, fresco grazie agli schizzi che zampillano dalla cascata e che regala scatti suggestivi! Questo tratto è il più "ostico"se soffrite di vertigini o se non siete amanti dei piccoli strapiombi, è un passaggio sconsigliato in inverno, per via del ghiaccio, o con temporali e forti piogge, poiché potrebbero ingrossare improvvisamente la cascata.
Una volta oltrepassata la cascata il sentiero continua con un andamento a saliscendi, sempre di facile percorrenza fino alla fine del giro, durante l'intero giro troverete sempre cartelli che vi indicano la via. 

Aperitivo vista lago

Lungo il percorso, soprattutto nella prima parte, percorrendo il giro lago in senso orario troverete aree picnic attrezzate con tavoli e panchine, sono perfette per un pranzo al sacco da consumare al sole o sotto l'ombra delle betulle, per un aperitivo serale con le luci del tramonto che si riflettono sulle acque verdi del lago o per una cena al chiaro di luna. Un'idea in più? Prendete una pizza d'asporto al ristorante bar pizzeria La pineta, fanno ottime e particolari pizze napoletane, sedetevi sulla riva del lago o ai tavoli e gustatevi una pizza con vista panoramica! 

LA FORESTA NERA




Dove si trova?

La Foresta Nera, 150 km², è un'area montuosa collocata nella Germania sud-occidentale, più precisamente nel Land Baden-Württemberg; ha una superficie molto estesa e all'interno di questo territorio si uniscono i confini di tre stati: Svizzera, Francia e Germania.

Perché si chiama così?

Come accade per molti luoghi, furono i Romani a dare questo nome così caratteristico alla foresta: in latino, infatti, era denominata Marciana Silva che diventa poi Silva Nigra (foresta nera). Schwarzwald, in tedesco, si ricollega alla principale caratteristica di quest'area boschiva, la fittissima vegetazione composta da alberi di colore verde scuro, così intensa da non lasciar passare i raggi del sole. 

Qualche informazione in più sulle Strasse che ho percorso...

All'interno della Foresta Nera vi è una rete molto estesa di percorsi di trekking (24 000 km!), piste ciclabili e vere e proprie strade da percorrere in macchina; è anche possibile seguire itinerari tematici per tutti i gusti e adeguati a qualsiasi preparazione fisica. La caratteristica principale che maggiormente mi ha colpita di questo territorio è la sua ricchezza a 360 gradi! Viaggiando, sia a piedi che in macchina, sono rimasta sempre a bocca aperta per i paesaggi, i colori, i profumi e i "rumori" che mi si presentavano davanti. Una piacevole sensazione di stupore mi ha accompagnata nei 4 giorni che ho trascorso in questo magico mondo verde. Nella regione anche le piccole cose riescono a sorprendere dalle tradizioni popolari ai piatti tipici. 
La Foresta Nera non è solo verde, sentieri, fauna e trekking, all'interno della sua area vi sono anche magnifici borghi che con le loro linee e materiali sembrano essere rimasti fermi al Medioevo, principale epoca a cui si datano le costruzioni. 
Nelle terre della di questa foresta è possibile anche fare il pieno cultura e birra! Una delle esperienze che mi sento di consigliare è quella delle Brauereierlebnisse, ovvero il tour nelle birrerie! Bevanda tipica della Germania, la birra in questa zona è un vero e proprio stile di vita. Nel borgo di Schwabisch Hall, un remoto angolo nel Baden-Württemberg, è possibile fare tappa in cinque storiche birrerie artigianali in cui vengono offerte ai turisti vere e proprie degustazioni, visite guidate alla scoperta della produzione della bevanda e cene con birre accompagnate dai piatti tedeschi della tradizione. 
Altro particolare itinerario è quello alla scoperta delle terme: BaderStrasse. Percorrendo questa Strasse troverete località accomunate dalla presenza di acque terapeutiche al naturale o centri benessere all'avanguardia, il tutto sempre accompagnato da una vasta offerta della cucina tipica. Anche la Strada degli Orologi, UhrenStrasse, mi ha colpita molto, un percorso ad anello che conduce nelle botteghe degli orologiai, nei musei custodi di orologi da guinness e davanti all'orologio a cucù più grande al mondo. Ultima ma non meno importante è la Strada delle Alture, HochStrasse, un percorso sinuoso con magnifiche vedute e paesini tradizionali tutti da scoprire. 

Freiburg im Brisgovia la cittadina medioevale che più mi ha colpita!

La cittadina di Friburgo è considerata la capitale ecologica della Germania. Ricca di monumenti, chiese e luoghi di interesse storico, ha un'ottima valorizzazione del centro storico, fu da sempre città universitaria. L' antica Università di Friburgo venne fondata nel 1457 ed è una delle più prestigiose di tutta la Germania.
Ciò che passeggiando vi colpirà e incuriosirà di più di Friburgo sono i Bächle, ruscelli, piccoli rivoli di acqua fresca che giunge dalla vicinissima Foresta Nera; oggi sono solo una particolarità della cittadina, ma un tempo erano un'importante risorsa contro gli incendi che si verificavano di frequente. Osservando sempre la pavimentazione sono molto caratteristici e particolari i mosaici che si susseguono lungo i marciapiedi, ogni edificio ha un motivo diverso e i temi fanno riferimento ai nomi delle case o alle attività dei negozi che vi si affacciano. 
Piccola, ma molto moderna e pulsante di vita alla sera! All'imbrunire le luci rendono la città di Friburgo ancor più particolare. La bellezza dei monumenti, come la torre campanaria o la cattedrale, uniti allo scorrere dei Bächle in sottofondo vi farà apprezzare ancor di più le case dai colori pastello e dalle decorazioni curatissime. Se non sapete dove, o meglio cosa mangiare, basterà seguire i molti studenti universitari che la sera si riversano nel centro animando le principali piazze. Ci sono locali che offrono qualsiasi tipologia di pietanza: dal cibo etnico a quello tradizionale, dal vegetariano e vegano alle grill house, dai take away da consumare anche "in giro" agli eleganti ristoranti, insomma trovate un po' di tutto e per tutti i gusti!

Ma che avventura nella Foresta Nera sarebbe senza assaggiare l'omonima torta?

Ci sono molte versioni che narrano la storia di questa buonissima torta, tipico dolce della Foresta Nera da cui ha naturalmente preso il nome. In questa zona sono molto diffusi i ciliegi, frutto con cui la torta viene guarnita, alberi che in passato venivano piantati dalle coppie di sposi appena unite in matrimonio. 
Le leggende popolari narrano che la torta sia stata inventata nel 1915 dal titolare di un cafè, Josef Keller, nel villaggio di Bad Godesberg. La ricetta fece la prima apparizione in un testo di cucina solo negli anni '30 e il dolce raggiunse la popolarità mondiale solo nel secondo dopoguerra. 
Un dessert non troppo leggero dato che la torta foresta nera viene preparata con diversi strati di pan di spagna al cioccolato, panna, ciliegie e la kirschwasser, grappa alle ciliegie, ma impossibile non assaggiarne una fetta! 

Relax sospesa tra gli alberi

Una delle cose che ho maggiormente apprezzato del mio soggiorno nella Foresta Nera è stato l'aver completamente staccato la spina. Quando mi immergo così nella natura mi piace isolarmi, tagliare le comunicazioni con il resto del mondo e cercare di "disintossicarmi" dal telefono.
Nella foresta potete allontanarvi dalla vita urbana scegliendo le aree più lontane dai villaggi, in appositi spazi è possibile accamparsi con la tenda e ci sono anche zone attrezzate per van, camper e roulotte, ma prestate attenzione ai cartelli, le multe sono molto salate se sarete sorpresi a campeggiare dove non è consentito. 
Le sensazioni che ho provato rilassandomi tra gli alberi altissimi, sdraiata sulla mia amaca, compagna fedele dei miei viaggi, sono state davvero molto particolari. L'aria che muove le fronde degli abeti crea un sottofondo sonoro perfetto per praticare yoga e fare meditazione; camminando sul muschio soffice ho percepito le vibrazioni positive del suolo...Insomma tutto ti porta ad essere in perfetta armonia con ciò che ti circonda e in pace con te stesso. 
So che per molti può sembrare impossibile avere percezioni di questo tipo, ma vi assicuro che la Foresta Nera è davvero un luogo magico in cui immergersi soli con i vostri pensieri!

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