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Dune du Pilat


Avete presente quelle meraviglie della natura che vedi in foto e pensi "Wow, deve essere un'esperienza unica!" . La Dune du Pilat è una di quelle. Non è solo un mucchio di sabbia, ma una vera e propria montagna dorata che si alza tra l'azzurro dell'oceano e il verde intenso di una foresta di pini. È un'esperienza sensoriale, un luogo dove la vastità del paesaggio ti fa sentire piccolo e incredibilmente fortunato.

Dove si trova e come arrivarci

La Dune du Pilat, o Dune du Pyla, si trova sulla costa atlantica della Francia, a circa 60 km a sud-ovest di Bordeaux, nella regione della Nuova Aquitania, è la duna più alta d'Europa e si trova proprio all'ingresso del pittoresco Arcachon BayArrivarci è molto semplice, se sei in macchina, puoi impostare il navigatore su "Dune du Pilat" e troverai un grande parcheggio a pagamento proprio ai suoi piedi. Da lì, il sentiero per iniziare la salita è a pochi passi. Per chi preferisce i mezzi pubblici, ci sono autobus che partono dalla stazione di Arcachon.

Come è nata questa meraviglia?

La sua origine è affascinante e continua a evolversi. La duna non è statica, si sposta inesorabilmente verso l'interno, "mangiando" lentamente la foresta di pini che la circonda, è il risultato di un accumulo di sabbia trasportata dal vento dall'Oceano Atlantico. Questo processo, durato migliaia di anni, ha creato questa imponente opera d'arte naturale, che oggi raggiunge un'altezza di oltre 100 metri. La sua posizione tra l'oceano e la foresta la rende un ecosistema unico.

Come salire?

Salire sulla duna è parte dell'avventura. Hai due opzioni:

  1. scale: durante l'alta stagione (da Pasqua a Ognissanti), sul lato principale della duna viene installata una scalinata in legno che rende la salita molto più semplice. È l'opzione ideale per chi non vuole faticare troppo o ha un po' di fretta,

  2. a piedi liberi: se invece vuoi vivere l'esperienza appieno, puoi salire direttamente sulla sabbia. Non sottovalutare la fatica! È un po' come camminare sulla neve fresca, ma la sensazione dei granelli caldi sotto i piedi e la sfida di ogni passo sono impagabili. È l'opzione più selvaggia e divertente.

Una volta in cima, preparati a rimanere senza parole. La vista a 360 gradi è mozzafiato: l'infinità dell'oceano, la baia di Arcachon con le sue isolette di sabbia e l'immensa foresta verde che si estende a perdita d'occhio.

Ogni momento ha il suo fascino, ma se vuoi davvero catturare l'essenza del luogo, punta su:

  • tramonto: questo è il momento che ti consiglio di più. I colori del cielo si fondono con quelli dorati della duna e l'oceano si tinge di sfumature rosa e arancioni. L'atmosfera è incredibilmente romantica e suggestiva. Porta un telo per sederti e goderti lo spettacolo,

  • mattino presto: se preferisci la solitudine e la tranquillità, alzati presto. I primi raggi del sole illuminano la duna creando un paesaggio quasi surreale. La sabbia è fresca e c'è molta meno gente, il che ti permette di goderti il silenzio e la pace del luogo.

La domanda sorge spontanea: si può salire con i bambini? Assolutamente sì! Per me anche con una bambina di un anno e mezzo la duna è stata una meta perfetta, suggerisco però di non portare il passeggino, che sarebbe inutile, la soluzione migliore per i bimbi più piccoli, che non camminano ancora per lunghi tratti, è la fascia o lo zaino da montagna. Così potrai salire con loro in tutta sicurezza e comodità, e loro si godranno la vista dall'alto insieme a te. La discesa, poi, è la parte più divertente: una corsa giù per la sabbia che fa tornare bambini anche noi grandi! La Dune du Pilat non è solo una tappa turistica, ma un luogo che ti rimane nel cuore. Un'esperienza da aggiungere alla tua lista dei desideri. Siete pronti a lasciarvi incantare?

IBIZA CON BAMBINI...SÌ AVETE LETTO BENE!


Dimenticatevi per un attimo le discoteche scintillanti e le notti brave. Se pensate che Ibiza non sia adatta a una vacanza in famiglia, vi invito a ricredervi! Abbiamo scoperto che l'Isola Bianca, in bassa stagione, si trasforma in un vero paradiso per chi viaggia con i bambini, offrendo spiagge incantevoli, parchi giochi a ogni angolo e un'accoglienza "children friendly" inaspettata. Pronti a scoprire l'Ibiza che non ti aspetti?

Il primo, fondamentale consiglio è: andateci fuori stagione! Noi abbiamo optato per la primavera e la scelta si è rivelata vincente, i vantaggi di viaggiare in "periodi morti" sono molteplici:

  • risparmio: i prezzi dei voli e degli alloggi calano drasticamente, rendendo la vacanza molto più accessibile;

  • tranquillità: le spiagge non sono affollate, le strade sono scorrevoli e l'atmosfera è rilassata e autentica. Niente folla, solo il suono delle onde e le risate dei vostri piccoli;

  • clima Perfetto: le temperature sono miti e piacevoli, ideali per esplorare senza soffrire il caldo estivo e per permettere ai bambini di giocare liberamente all'aperto.

Noleggiare un'automobile, la chiave dell'esplorazione!

Per godere appieno di Ibiza con i bambini, il mio consiglio spassionato è noleggiare un'auto. L'isola è piccola, ma avere la libertà di spostarsi a proprio piacimento è impagabile. Vi permetterà di raggiungere calette nascoste, di fare tappe improvvise nei parchi giochi e di seguire i ritmi dei vostri piccoli senza stress. Le strade sono ben tenute e la guida è rilassata. Un grande vantaggio è la facilità di noleggio all'arrivo: all'aeroporto di Ibiza troverete diverse compagnie di autonoleggio, dalle più note catene internazionali a quelle locali, pronte a offrirvi auto di ogni tipo, marca e cilindrata. Che cerchiate una city car compatta, un SUV spazioso per la famiglia o qualcosa di intermedio, avrete l'imbarazzo della scelta per trovare il mezzo perfetto per le vostre esigenze e il vostro budget. Ricordatevi solo di prenotare in anticipo online, soprattutto se viaggiate in periodi di ponte o festività, per garantirvi la disponibilità e le tariffe migliori.

Spiagge da sogno a prova di bimbo

Ibiza vanta alcune delle spiagge più belle del Mediterraneo, e molte di queste sono perfette per i bambini. Abbiamo esplorato l'isola e abbiamo trovato veri gioielli con acque cristalline e fondali bassi:

  • Cala Bassa: acque turchesi e cristalline, con fondali sabbiosi e poco profondi che degradano dolcemente. Ideale per i primi bagnetti e per giocare con la sabbia. La pineta alle spalle offre ombra naturale e spazio per rilassarsi.

  • Playa des Figueral: un'altra perla con sabbia fine e dorata. Spesso meno affollata, offre ampi spazi e acque calme.

  • Cala Vadella: una baia protetta con acque tranquille e trasparenti, circondata da scogliere verdi. Ottima per nuotare e fare snorkeling leggero in famiglia.

  • Es Canar: una spiaggia più grande e attrezzata, con tutti i servizi a portata di mano e spesso un'atmosfera vivace ma familiare.

In generale, cercate le calette riparate dal vento e con fondali che si mantengono bassi per diversi metri. La maggior parte delle spiagge sono attrezzate con docce e servizi igienici, un grande plus quando si viaggia con i piccolini. Una delle sorprese più piacevoli di Ibiza è stata la quantità di parchi giochi sparsi per l'isola! In quasi ogni paesino, vicino alle piazze o ai lungomare, abbiamo trovato aree attrezzate con scivoli, altalene e giochi per tutte le età. Un vero toccasana per far sfogare le energie dei bambini dopo un bagno o prima di cena. E non è finita qui: anche molti ristoranti e locali si sono dimostrati incredibilmente "children friendly". Molti offrono seggioloni, menù dedicati, e spesso anche piccoli angoli gioco o spazi esterni dove i bambini possono muoversi liberamente mentre gli adulti si godono un pasto in tranquillità. Non abbiate timore di chiedere, l'accoglienza è stata sempre calorosa!

Sant Antoni de Portmany la base perfetta

Per il nostro soggiorno, abbiamo scelto di noleggiare un appartamento a San Antonio e la posizione si è rivelata ideale. Nonostante la sua fama, fuori stagione, questa località è una base strategica e piacevole. Il suo lungomare è semplicemente perfetto per le famiglie. Ampio, ben tenuto e completamente pedonale, offre chilometri di passeggiate con una vista mozzafiato sulla baia. È ideale per spingere il passeggino in tutta tranquillità, far correre i bambini sui monopattini o semplicemente godersi l'aria di mare. Lungo il percorso, troverete panchine, qualche chiosco e, ovviamente, diversi parchi giochi ben posizionati, dove fare una sosta d'obbligo. E parlando di tramonti, San Antonio è il luogo iconico per eccellenza! A pochi minuti a piedi dal lungomare, troverete numerosi locali famosi per la loro vista spettacolare, tra cui l'esclusivo Café del Mar. Anche fuori stagione, l'atmosfera è magica: potrete ammirare il sole che si tuffa nel mare, tingendo il cielo di colori incredibili, il tutto accompagnato da musica chill in sottofondo. Un'esperienza suggestiva e rilassante, perfetta per concludere una giornata di esplorazione in famiglia.


Ibiza ci ha dimostrato di essere molto più di quello che l'immaginario collettivo suggerisce. È un'isola versatile, capace di offrire un'esperienza indimenticabile anche alle famiglie con bambini. Acque cristalline, natura rigogliosa, strutture accoglienti e la possibilità di esplorare in totale libertà: questi sono gli ingredienti che hanno reso la nostra vacanza a Ibiza un vero successo. Se stavate cercando una meta per la vostra prossima avventura in famiglia, datele una possibilità. Potrebbe sorprendervi, proprio come ha fatto con noi!

MONT SAINT-MICHEL: INCANTO TRA CIELO E MARE


C’è qualcosa di intrinsecamente magico in certi luoghi, qualcosa che va oltre la semplice bellezza architettonica o paesaggistica. Mont Saint-Michel, in Normandia, è uno di questi. Per me, è stato un sogno che si è materializzato tra le brume del mattino e i colori indimenticabili del tramonto. Se state pensando a una meta estiva che vi lasci a bocca aperta e vi riporti indietro nel tempo, siete nel posto giusto.

Dove siamo? Un tuffo nella storia

Mont Saint-Michel non è solo un’abbazia, è un’isola rocciosa sormontata da una straordinaria abbazia benedettina dedicata a San Michele Arcangelo. Si trova in Francia, al confine tra la Normandia e la Bretagna, in una baia dove le maree sono tra le più spettacolari d'Europa.

La sua storia è antica e affascinante, un vero e proprio romanzo di pietra. Tutto ebbe inizio nel 708, quando, secondo la leggenda, l'Arcangelo Michele apparve al vescovo Auberto di Avranches, ordinandogli di costruire una chiesa sulla roccia. Da allora, il monte è diventato un importante centro di pellegrinaggio, una fortezza inespugnabile durante la Guerra dei Cent'anni e, dopo la Rivoluzione francese, persino una prigione. Ogni pietra, ogni scala, ogni angolo di Mont Saint-Michel racconta secoli di fede, potere e resilienza. Visitare l'abbazia è come sfogliare un libro di storia vivente, con le sue sale gotiche e romaniche che si susseguono in un intrico affascinante.


La danza delle maree

La vera magia di Mont Saint-Michel è indissolubilmente legata al ritmo incessante delle sue maree. Sono arrivata preparata, ma vedere l'acqua ritirarsi e poi avanzare a velocità sorprendente, trasformando l'isolotto in una vera e propria isola, è un'esperienza che toglie il fiato. In pochi minuti, l'ampia distesa di sabbia su cui si cammina si trasforma in un braccio di mare agitato. È uno spettacolo della natura che ci ricorda la potenza e la bellezza del nostro pianeta. Vi consigliamo di consultare gli orari delle maree e di organizzarvi per assistere a questo fenomeno unico. È fondamentale per la sicurezza e per godere appieno della visita. 

Cosa visitare

  • Il borgo medioevale, storia tra le mura: entrando nel monte, vi ritroverete subito nella Grand Rue, la via principale, un dedalo di vicoli stretti e tortuosi che si inerpicano verso la sommità. Qui, troverete piccole botteghe di souvenir, ristoranti tradizionali (famosa l'Omelette della Mère Poulard, sebbene un po' turistica, è un'esperienza!) e caffè. Perdetevi tra le stradine secondarie: scoprirete angoli nascosti, giardini pensili e scorci mozzafiato sulla baia. È come fare un salto indietro nel tempo, immaginando la vita dei monaci e dei pellegrini che hanno percorso queste stesse vie per secoli. Non dimenticate di affacciarvi dai bastioni per ammirare il panorama e la vastità della baia.
  • Abbazia, il cuore spirituale del luogo: il vero gioiello di Mont Saint-Michel è l'Abbazia. La visita richiede tempo, ma ne vale assolutamente la pena. Si sviluppa su più livelli, un vero e proprio capolavoro architettonico che si è adattato alla ripida pendenza della roccia.
    • Chiesa Abbaziale: La parte più antica, con sezioni romaniche e gotiche che testimoniano le diverse fasi di costruzione. La navata, il transetto e l'abside sono imponenti e ricchi di storia.

    • La Merveille (La Meraviglia): questa è la parte più spettacolare dell'abbazia. Un complesso di edifici su tre piani, capolavoro dell'architettura gotica. Al piano terra c'è la Sala dell'Elemosina, dove venivano accolti i pellegrini, al piano intermedio, la Sallé des Hôtes (Sala degli Ospiti) e la Sala dei Cavalieri, dove i monaci lavoravano sugli amanuensi. Sono spazi maestosi, con volte a crociera che lasciano senza fiato. Infine all'ultimo piano, la parte più suggestiva: il Chiostro. Un vero e proprio giardino pensile, con colonnine finemente scolpite, che offre un'oasi di pace e una vista magnifica sulla baia. Vicino al chiostro si trova il Refettorio, dove i monaci consumavano i pasti.

    • Cripta dei grossi pilastri: una cripta romanica, scura e suggestiva, che sostiene il transetto della chiesa.

    • Passeggiata sui tetti: in alcune occasioni, è possibile accedere ai camminamenti sui tetti, offrendo una prospettiva unica e panoramica sull'intera baia.

    La visita all'Abbazia è un percorso a senso unico, ben segnalato, che vi guida attraverso le diverse epoche e funzioni di questo incredibile complesso. Prendete il vostro tempo per assorbire l'atmosfera e la storia di ogni sala.

Prima di partire, è sempre utile avere alcune informazioni pratiche per organizzare al meglio la visita all'Abbazia di Mont Saint-Michel, per questo vi consiglio di consultare il sito dedicato, è meglio acquistare i biglietti online in anticipo per evitare code, soprattutto in alta stagione. Ricordate che la connessione internet sul monte potrebbe non essere sempre ottimale, quindi scaricate i biglietti sul telefono prima di arrivare! Non sono ammessi borsoni e valigie all'interno dell'abbazia e non ci sono armadietti per depositarli.

Un tramonto da fiaba

E poi arriva il tramonto. Mentre il sole scende all'orizzonte, le ultime luci del giorno accendono le pietre dell'abbazia di sfumature arancioni e rosa, creando un contrasto magnifico con il blu profondo del cielo. Le sagome dei turisti si diradano e, una volta che le prime luci artificiali si accendono, Mont Saint-Michel si trasforma in un'apparizione luminosa, un faro nella notte. È un momento di pura contemplazione, quasi mistico.

E per completare questa esperienza da sogno? Ho avuto la fortuna di trascorrere la notte a pochi passi da questa meraviglia. Il mio van, compagno inseparabile di avventure, ha trovato un angolo perfetto in un campo di carote lì vicino. Immaginate: il profumo della terra, il silenzio della campagna e, proprio di fronte a noi, la silhouette illuminata di Mont Saint-Michel, come un gioiello incastonato nella notte stellata. Un'esperienza indimenticabile che ha reso il tutto ancora più autentico e speciale.


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Castagneto Carducci


Quando pensiamo alla Toscana, la mente vola subito tra colline sinuose e borghi medievali. Oggi, però, vi porto in un angolo meno battuto ma altrettanto affascinante: Castagneto Carducci. Questo gioiello incastonato nella Maremma Livornese, celebre per aver ispirato il poeta Giosuè Carducci, è un luogo dove la storia si fonde con paesaggi mozzafiato e sapori indimenticabili.

Un balcone sulla storia e sul mare

Castagneto Carducci non è solo un nome altisonante, è un'esperienza. Il borgo medievale, arroccato su una collina, domina una vista che spazia dalla campagna maremmana fino all'azzurro intenso del Tirreno. Passeggiando tra i suoi vicoli lastricati, ci si imbatte nel Castello dei Conti della Gherardesca, cuore pulsante della sua storia millenaria, e nella casa che fu dimora di Carducci, oggi un museo che ne celebra la memoria. L'atmosfera è autentica, lontana dalla frenesia delle rotte turistiche più battute. Qui, ogni angolo racconta secoli di storia, agricoltura e vita contadina, arricchita dalla vicinanza di una costa vibrante e di una natura rigogliosa.

La Quercia di Ornellaia: magia al tramonto nel giorno del Solstizio d'Estate

Tra le gemme nascoste di Castagneto, c'è un luogo che evoca pura poesia: la Quercia di Ornellaia. Questo albero maestoso, simbolo di forza e longevità, si erge solitario tra i vigneti dell'omonima e prestigiosa tenuta vinicola. Non è solo un albero, è un punto panoramico naturale. Da qui, lo sguardo si perde su un orizzonte infinito, dove il verde delle vigne sfuma nel blu del mare. Ma è al tramonto che la Quercia di Ornellaia rivela la sua magia più profonda. Il cielo si tinge di sfumature arancio, rosa e viola, creando uno spettacolo indimenticabile. E se siete alla ricerca di un'esperienza davvero unica, immaginate di essere qui al solstizio d'estate intorno al 21 giugno, il giorno più lungo dell'anno. La luce, l'energia e la vista del sole che si tuffa nel mare da questo punto privilegiato rendono l'atmosfera quasi mistica. Un momento perfetto per connettersi con la natura e celebrare il culmine dell'estate. 

Sapori autentici al ristorante Sambastiano

Dopo tanta bellezza e introspezione, è tempo di deliziare il palato. Il ristorante Sambastiano è una tappa obbligata per chi vuole assaporare la vera cucina toscana, reinterpretata con estro e passione. Situato nel cuore del borgo, questo locale offre un'esperienza culinaria che celebra i sapori del territorio. Qui troverete piatti che raccontano la tradizione maremmana, con un'attenzione particolare alla qualità degli ingredienti, spesso a km zero. Che si tratti di un piatto di pasta fatta in casa, di carni locali o di pesce fresco, ogni portata è un omaggio alla ricchezza enogastronomica della Toscana. Il tutto, ovviamente, accompagnato dagli eccellenti vini della zona, come i celebri Sassicaia e Ornellaia. L'ambiente è accogliente e raffinato, perfetto per concludere una giornata di esplorazione con una cena indimenticabile, magari dopo aver ammirato il tramonto dalla Quercia di Ornellaia. Qui arriva il consiglio della vostra Vagabionda: il proprietario è un mio caro amico, una persona speciale che saprà coccolarvi come solo lui sa fare. Se andate a trovarlo, mi raccomando, non dimenticate di salutarlo da parte di Kia! L'ambiente è accogliente e raffinato, perfetto per concludere una giornata di esplorazione con una cena indimenticabile, magari dopo aver ammirato il tramonto dalla Quercia di Ornellaia.

Castagneto Carducci è molto più di un borgo da visitare; è un luogo da vivere, assaporare e da cui lasciarsi incantare. Se cercate un'esperienza toscana autentica, fuori dai sentieri battuti, questo è il posto che fa per voi.


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FORMENTERA FUORI STAGIONE...RELAX ASSICURATO


Tutti conoscono Formentera per le sue spiagge caraibiche e la movida estiva, ma c'è un segreto che pochi conoscono: la sua bellezza più autentica si rivela fuori stagione. Se sognate un'isola dove il tempo sembra fermarsi, dove la natura regna sovrana e le vibrazioni sono di pura pace, allora è arrivato il momento di scoprire la Formentera più vera, quella che batte al ritmo lento del mare d'inverno o della primavera in fiore.
Se cerchi la perfezione, ottobre ti regala giornate ancora calde e bagni indimenticabili in un mare quasi deserto, mentre aprile ti accoglie con la natura in piena fioritura e temperature ideali per esplorare, il tutto con la preziosa assenza della folla estiva.

Un tuffo nel passato: breve storia di Formentera

Formentera, la più piccola delle Isole Baleari, ha una storia affascinante e spesso dimenticata. La sua posizione strategica nel Mediterraneo l'ha resa ambita fin dall'antichità. Le prime tracce umane risalgono all'età del Bronzo, con siti megalitici come il Sepolcro di Ca na Costa, testimonianza di insediamenti preistorici.

Fenici, Greci e Romani hanno lasciato il loro segno, attratti dalle saline e dalla fertilità della terra (da cui probabilmente il nome "Formentera", legato al grano, "froment"). Nel Medioevo fu un rifugio per pirati e un crocevia di culture, spesso disabitata per sfuggire alle incursioni. Solo nel XVIII secolo, con il ripopolamento guidato dai catalani, l'isola ha iniziato a rinascere, sviluppando la sua identità unica, legata al mare e a uno stile di vita semplice e autentico. Questa resilienza e la capacità di rinascere si riflettono ancora oggi nello spirito dell'isola.

Le top spiagge da non perdere

Anche fuori stagione, quando la folla si dirada, il fascino delle spiagge di Formentera è intatto. Anzi, forse è proprio in questi mesi che la loro bellezza cristallina e selvaggia si esprime al meglio.

  • Ses Illetes: la più iconica e celebre. Patrimonio UNESCO, con la sua sabbia bianca finissima e le acque turchesi che ricordano i Caraibi. Fuori stagione la potrai godere in quasi totale solitudine, passeggiando indisturbati tra i due mari. Un vero paradiso terrestre.
  • Cala Saona: una perla racchiusa tra scogliere rosse, perfetta per ammirare tramonti infuocati. La sua baia protetta rende le acque particolarmente calme e invitanti anche in periodi meno caldi.
  • Playa de Migjorn: con i suoi chilometri di costa, è una delle spiagge più lunghe e offre angoli sempre diversi, da calette rocciose a distese sabbiose. Ideale per lunghe passeggiate rigeneranti e per trovare il proprio angolo di pace.
  • Es Pujols: seppur più urbanizzata, conserva un suo fascino con piccole insenature e tratti sabbiosi. Fuori stagione è perfetta per un caffè vista mare nei pochi locali aperti.
  • Caló des Mort: una minuscola e incantevole caletta, famosa per le sue casette dei pescatori in legno. Un angolo di autentica bellezza, dove il tempo sembra essersi fermato. Questa è la mia preferita in assoluto!

Formentera fuori stagione un'esperienza da vivere!

Dimentica la folla e i locali notturni...Formentera fuori stagione è un invito alla calma, alla scoperta e all'autenticità. Cosa fare? Non c'è che l'imbarazzo della scelta, ecco alcuni suggerimenti.

  • Lunghe passeggiate e ciclismo: noleggia una bici o semplicemente indossa scarpe comode. L'isola è un dedalo di sentieri immersi nella natura, perfetti per esplorare l'entroterra, i fari (come il suggestivo Faro de la Mola) e le spiagge deserte. L'aria è mite e profumata.
  • Gusto e tradizione: molti ristoranti tradizionali rimangono aperti, offrendo l'opportunità di assaporare la vera cucina formenterense, a base di pesce fresco e prodotti locali, in un'atmosfera rilassata e genuina. Troverete anche numerosi locali attenti alla dieta green, un esempio è Integral nella zona di Es Pujols. È il momento ideale per chiacchierare con i "locals" e scoprire i loro segreti.
  • Pace e relax: l'isola torna ad essere un rifugio per chi cerca tranquillità. Potrete leggere un libro in spiaggia, fare yoga al sorgere del sole, o semplicemente perdervi nell'immensità del mare, ascoltando solo il suono delle onde.
  • Fiori e natura: primavera e autunno tingono l'isola di colori incredibili. I campi si riempiono di fiori selvatici e il verde brillante contrasta con l'azzurro del cielo e del mare. È un paradiso per gli amanti della fotografia e della natura.
  • L'atmosfera dei mercatini: anche se ridotti, i mercatini artigianali (come quello di La Mola) offrono l'opportunità di trovare pezzi unici e sentire l'anima hippie dell'isola, senza la ressa estiva.

Formentera fuori stagione non è solo una meta, ma uno stato d'animo. È un viaggio per l'anima, un'opportunità per riconnettersi con se stessi e con la natura più incontaminata. Se siete pronti a esplorare il lato più intimo di questa meraviglia delle Baleari, preparate la valigia, anzi lo zaino per spendere meno in aeroporto, e lasciatevi incantare dalla magia e dai colori dell'ISLA.


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IL TRAMONTO PIÙ A NORD D'EUROPA: NORDKAPP 77°10'21"


Nordkapp 77°10'21"

Uno dei tramonti più suggestivi di cui io abbia mai potuto godere? Sicuramente il mio pensiero va al 2021 e alla meta a cui tutti i viaggiatori aspirano: Capo Nord!
Capo Nord o Nordkapp, in lingua locale, è il punto più a nord della Norvegia continentale raggiungibile via terra. Come ho potuto constatare una volta giunta sul posto Nordkapp in realtà non è propriamente il punto più settentrionale d'Europa, questo titolo spetta infatti a Knivskjelodden (impronunciabile), che può essere raggiunto con un'escursione  a piedi di circa 18 km andata e ritorno. Personalmente dopo aver visto alcuni video in rete questo luogo mi è sembrato meno spettacolare rispetto a Capo Nord, inoltre non essendo accessibile ai veicoli avrebbe comportato tempistiche non compatibili con i miei piani di roadtrip.
La scelta di raggiungere Nordkapp ad agosto 2021 si è rivelata tattica, per via o grazie alla pandemia dipende dai punti di vista, la famosissima località era praticamente senza il consueto via vai di turisti che solitamente affolla questo luogo remoto tanto ambito dai viaggiatori di tutto il mondo. Sicuramente anche per me questo traguardo ha significato il coronamento di un sogno e, soprattutto, ha segnato la tappa principale del viaggio che dopo 5077 km mi ha portata da Domodossola all'estremo Nord norvegese. Se ve lo state chiedendo sì ho deciso di prendere la rotta "alla larga" attraversando Austria, Slovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia con una tempistica di circa due settimane e varie tappe con un furgone camperizzato.

Nordkapp

Capo Nord si trova più vicino al Polo Nord che alla capitale norvegese Oslo, la sua latitudine 77°10'21" nord comporta uno dei fenomeni più suggestivi dell'emisfero boreale ovvero l'assenza di buio totale da metà maggio a fine luglio, in questo lasso di tempo infatti il sole non tramonta mai ed è possibile osservare il famosissimo fenomeno del Sole di Mezzanotte. Questo evento astronomico si verifica solo in alcuni periodi dell'anno in cui il Sole non scende mai sotto l'orizzonte e si manifesta in occasione del solstizio d'estate, il 21 giugno.
Molto prima che questo luogo diventasse una località turistica, e a mio avviso molto commerciale, era un sito sacrificale per il popolo Sami che lo considerava un luogo sacro e pieno di energia. Oggi per poter accedere al sito è necessario acquistare il biglietto di circa 20 euro (immagino che la quota in questi anni sia aumentata), se decidete di entrare con un mezzo a motore, ma se come me volete risparmiare potete lasciare furgone, macchina o moto lungo la strada nei parcheggi liberi preposti e raggiungere Capo Nord con una camminata di circa mezz'ora, in questo caso l'ingresso è gratuito. Questo luogo ha innegabilmente un fascino tutto suo e la bellezza della natura silente e incontaminata qui vi regalerà uno scenario mozzafiato, soprattutto se come me sarete così fortunati da poter godere di un meraviglioso tramonto. La variabile meteo qui è una grandissima incognita, ma se il meteo è clemente si può osservare un panorama incredibile contemplando le onde che si infrangono sotto di voi e la tipica foschia norvegese che avanza dal mare.

Un po' di storia

La denominazione Capo Nord si deve a un esploratore inglese Richard Chancellor, che fu trasportato alla deriva nel 1553 mentre era alla ricerca di un passaggio verso nord-est. Solo molti anni dopo, nel 1873, in occasione della visita a Nordkapp del re Oscar II questo luogo divenne per il popolo norvegese meta di pellegrinaggio.

Cosa fare a Nordkapp?

Qui sorge il Nordkapp Visitor Centre, un grosso complesso al cui interno si trova una mostra dettagliata sulle azioni navali che nel corso dei secoli si sono svolte nelle acque di fronte a Capo Nord durante la seconda guerra mondiale, la caffetteria (con prezzi proibitivi), uno shop in cui troverete qualsiasi tipologia di gadget che possa attestare il raggiungimento dell'ambita meta, una cappella e un ufficio postale dove è possibile farsi apporre il timbro postale di Nordkapp.
Se come me viaggiate con la vostra casa su ruote è possibile pernottare direttamente all'interno dell'area a pagamento, premurandovi di avere la sufficiente scorta di acqua ed elettricità perché qui non vi sono piazzole attrezzate. 



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VENEZIA IN 24 ORE


Il mio ultimo weekend da Vagabionda? Ahimè risale a settembre, quando ho deciso di andare via qualche giorno, on the road, tra Sirmione, Venezia e Caorle. 
In questo articolo ho deciso di soffermarmi solo sulla tappa nell' incantevole Venezia, città che ho visitato più volte in passato e da cui sono sempre rimasta molto colpita e affascinata. 
A Venezia ho speso esattamente 24 ore! So che un giorno solo può sembrare poco tempo, ma in realtà le cose che si possono fare in questo lasso di tempo sono davvero tantissime, escludendo ovviamente la visita a musei e basiliche a cui a causa della pandemia si può accedere solo tramite prenotazione. 
Se avete a disposizione poco tempo il consiglio è di alloggiare direttamente in centro (zona piazza San Marco per intenderci), in modo tale che abbiate tutti i principali punti di interesse a portata di piede!

Per via delle limitazioni turistiche internazionali la Venezia che mi sono trovata davanti è stata molto diversa da quella che ricordavo, essendoci stata l'ultima volta esattamente dieci anni prima, pochi turisti italiani, nessun turista straniero e molti locali ed esercizi commerciali con le serrande abbassate. 
La Serenissima è una città che rimane nel cuore, stupisce con i suoi pittoreschi scorci sui canali, sorprende con i suoi angoli più nascosti, sbalordisce per le splendide architetture antiche e incanta con i suoi tramonti mozzafiato sulla laguna. Insomma per noi italiani è una tappa obbligatoria almeno una volta nella vita. 
Nella mia ultima visita ho scelto di godere dell'atmosfera della Venezia più autentica, passeggiando nel silenzio di Piazza San Marco alle 5 di mattina, immortalando il ponte di Rialto senza il via vai dei turisti e partendo alle prime luci dell'alba per le isole.

TOP 5 DA VISITARE

  • Piazza San Marco: è uno spazio ampio, uno dei luoghi a cui si pensa subito citando Venezia, ospita l'imponente Basilica di San Marco e a pochi metri il Campanile di San Marco, tra i simboli indiscussi della città. Quest'ultimo è sorto nel IX secolo, probabilmente come torre di avvistamento o faro, divenne campanile nel XII secolo  e assunse la forma attuale nel XVI secolo. Secondo la tradizione alla sua ombra i veneziani bevevano l'ombra (lo strano modo veneziano di chiamare il bicchiere di vino), mentre la campana maggiore scandiva i tempi di lavoro dei marangoni (operai dell'Arsenale). La Marangona è oggi l'unica campana rimasta nel campanile delle cinque originali, risuona ancora in tutta Venezia. Si affaccia sulla piazza anche la Torre dell'Orologio il cui carillon viene attivato soltanto due volte l'anno, in occasione dell'Epifania e dall'Ascensione. Nonostante non possa mostrare la sfilata di statuine tipiche di questi orologi la torretta dalle linee rinascimentali affascina tutto l'anno con i suoi colori. Nel quadrante compaiono due mori, uno con la barba "il vecchio", che suona due minuti prima dello scoccare dell'ora, a simboleggiare il tempo che è passato, l'altro "il giovane" lo fa due minuti dopo a rappresentare il tempo che verrà. Alla sera l'atmosfera di Piazza San Marco viene resa ancor più magica dalle luci dell'imbrunire e dalle note di pianoforte suonate per i clienti dei costosi bar di lusso situati ai lati della piazza.

  • Libreria Acqua Alta: come spesso accade anche questa volta grazie a Instagram ho potuto scovare un luogo di cui avevo già sentito molto parlare: una libreria dal nome molto curioso Libreria Acqua Alta! Il negozio si trova a pochi passi da Piazza San Marco e da Rialto, la sua particolarità consiste nel fatto che i titolari abbiano adottato una soluzione molto originale per proteggere i libri dal fenomeno dell'acqua alta: i volumi sono stipati in arredi alternativi e con soluzioni molto eccentriche, quali vasche da bagno e imbarcazioni dal fascino tipicamente veneziano! Nel piccolo spazio all'aperto, che affaccia su un canale, è stata anche allestita una "location" in cui si possono salire delle scale fatte con volumi cartacei e farsi immortalare in foto ricordo...quando ricapita di potersi arrampicare su scale di carta? La libreria ha una vasta scelta di titoli, vi sono molti libri di seconda mano, testi antichi o fuori catalogo, se la storia di Venezia vi incuriosisce e volete approfondire le vostre conoscenze troverete una sezione dedicata alla città e alle meraviglie che la rendono unica al mondo.

  • Canal Grande (e Ponte di Rialto): altro luogo simbolo di Venezia. Questo canale in tempi antichi fu il corso di un fiume, quando la laguna era meno profonda e la popolazione sfruttava l'alveo come porto-canale. I veneziani chiamano questo canale Canalazzo, è lungo circa 3,8 km e su di esso spicca uno dei ponti più belli di Venezia il Ponte di Rialto. Sul Canal Grande affaccia il quartiere Rialto, l'antico cuore economico della Serenissima, come dimostra la presenza dal XVI secolo di una delle più antiche istituzioni bancarie al mondo. Qui si acquistavano spezie, prodotti e ingredienti esotici ed era il più importante mercato del pesce. Il fascino del mercato di Rialto,  di cui si hanno notizie a partire dal 1097, è rimasto immutato, così come il vociare della gente che lo frequenta. Il Ponte di Rialto è uno dei quattro ponti, insieme al Ponte dell'Accademia, al Ponte degli Scalzi e al Ponte della Costituzione, che attraversano il Canalazzo.  Sin dal 1172 l'allora Doge Sebastiano Ziani pensò alla necessità di unire le due rive del canale con un ponte di barche; nel 1181 pare che Nicolò Barattiere ne avesse realizzato uno chiamato "Quartarolo", dal nome della moneta che si spendeva per attraversarlo. Verso la metà del XIII secolo il ponte di barche venne sostituito da una più solida struttura, sostenuta da pali. Nel 1310 il ponte fu in parte distrutto e restaurato, ma nel 1444 crollò sotto il peso della folla accorsa al passaggio del corteo nuziale del Marchese di Ferrara. Fu in seguito nuovamente ricostruito, sempre in legno, più largo e con una porzione mobile al centro per consentire il passaggio di imbarcazioni con l'albero alto; ai suoi lati iniziarono a fiorire le prime attività commerciali e botteghe, gli affitti pagati dai negozianti venivano impiegati per la manutenzione del ponte stesso. La notevole richiesta di denaro per la manutenzione del ponte di legno convinse la Repubblica, nel 1554, ad indire un bando per la sostituzione della struttura con una in pietra; alla gara parteciparono i più famosi architetti del tempo tra cui Michelangelo. La costruzione vera e propria iniziò nel 1588 con il Doge Pasquale Cicogna, i proprietari delle botteghe situate sul ponte osteggiarono in tutti i modi i lavori perché vedevano minacciati i loro interessi economici e le loro attività commerciali. I lavori terminarono nel 1592. Una storia molto lunga e controversa quella della costruzione del ponte, le polemiche dei detrattori del ponte andarono avanti anche a lavori finiti, tanto che leggende popolari narrano che due curiosi capitelli, visibili dal ponte, siano stati scolpiti per prendersi gioco di quanti criticavano l’opera del costruttore.

  • Il Ghetto: il termine "ghetto" viene fatto risalire al veneziano "geto", vocabolo con il quale nel Medioevo si indicava il getto di metallo fuso prodotto dalle fonderie. In effetti in questa zona era molto diffusa questa attività, e, se l'etimologia non è sicura al 100%, è certo che qui nel 1516 il governo di Venezia istituì il primo ghetto ebraico della storia.  In questo quartiere  furono concentrati e obbligati a risiedere gli ebrei di varie nazionalità presenti in laguna. Il Ghetto è sicuramente un luogo carico di un triste passato di odio e segregazione, ma nonostante ciò oggi è un quartiere tranquillo, con edifici eleganti e in cui passeggiare è molto piacevole. Le viuzze e i ponti che conducono qui un tempo erano chiusi con cancelli e sorvegliati da guardie: gli ebrei non potevano uscire o entrare dall'alba al tramonto. Nelle vicinanze ci sono il Museo Ebraico e alcune Sinagoghe, il museo con la sua collezione illustra le festività e la liturgia ebraica. 

  • Isole di Burano e Murano: grazie al biglietto del traghetto della durata di 24 h (per un costo di circa 7 euro) oltre che gironzolare tra i canali di Venezia è possibile raggiungere anche le coloratissime isole vicine. In particolare ho deciso di rivisitare le graziose isole di Burano e Murano (il tutto in meno di una mattinata se partite con il traghetto delle 7 e 15 da Piazza San Marco). Burano con le sue casette multicolore è davvero uno spettacolo per gli occhi, secondo i racconti popolari le colorazioni vivaci furono un'idea dei pescatori, che di ritorno dal mare avevano bisogno di trovare la loro abitazione anche con la nebbia. L'isola è piccola e vi basteranno un paio d'ore per visitarla tutta. Il cuore della vita sull'isoletta, detta Buranello, è Piazza Baldassarre Galuppi, qui ci sono tanti negozi di merletti e ristoranti. Burano è famosa proprio per i suoi merletti, vi è infatti anche un museo ad essi dedicato il Museo dei Merletti, un'istituzione fondata nel 1872 per recuperare e rilanciare questo artigianato artistico tradizionale, alle volte è possibile vedere una o più merlettaie all'opera. Murano è l'isola più grande di tutta la laguna ed è famosa in tutto il mondo per i suoi vetri soffiati. Il vetro è la principale attività economica e, nelle sue strade troverete tantissimi laboratori e botteghe in cui normalmente si può assistere alla soffiatura del vetro, ma che a settembre causa del poco turismo e della pandemia erano chiusi. Il Museo del Vetro è comunque visitabile, situato nel Palazzo Giustinian, sede del vescovado di Torcello, custodisce preziosi reperti di epoca romana e capolavori dei maestri vetrai dal XIV secolo a oggi. Anche a Murano come a Burano le casette hanno colori sgargianti che si riflettono nelle acque dei canali su cui affacciano, non mancheranno le occasioni di scattare bellissime foto! 
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ISLANDA: 6 CONSIGLI PER UNA VACANZA INDIMENTICABILE


Come avrete potuto intuire dagli ultimi due articoli a tema Islanda questo luogo magico mi ha completamente stregata e mi è rimasto impresso nel cuore. Chi è già stato in questa terra sa a cosa mi riferisco: natura, colori, profumi, paesaggi, sapori e atmosfera; tutto crea stupore e riempie gli occhi di pura magia. Molto spesso di fronte a certi paesaggi le parole sono del tutto superflue e non riescono a descrivere ciò che gli occhi osservano! Vorrei darvi qualche suggerimento che renderà la vostra permanenza sull'isola un'esperienza da custodire nel profondo.  Quale momento può risultare più adatto se non quello in cui siamo? Nel bel mezzo di un nuovo lockdown ( Domodossola, Piemonte= zona rossa) periodo in cui non ci resta che sognare nuove mete e ricordare i viaggi passati che conserviamo nei ricordi!


1. Van il mezzo migliore per girare in piena libertà

Come anticipato il mezzo con cui ho esplorato le terre islandesi è stato il van. 
Ciò che mi ha portata a prediligere questo veicolo, piuttosto che un fuoristrada o una normale auto, è stata la grandissima curiosità di provare un'avventura on the road (che ho fin dai tempi del liceo) ; mi ha sempre affascinata la "van life" ed effettivamente non ne sono rimasta per niente delusa...anzi me ne sono completamente innamorata! 
Nel van c'è tutto (o quasi) ciò di cui avete bisogno: letto, fuochi per cucinare, tavolo, sedie, stoviglie, frigorifero, una piccola dispensa per il cibo, un posto in cui cambiarvi e dettaglio da non trascurare, anche se andate in Islanda a luglio, il riscaldamento. In tempi di pandemia viaggiare in van è stata una sicurezza in più, consentendomi di "alloggiare" lontano da altri turisti e in spazi mai condivisi. 
Teoricamente, documentandomi tramite guide e siti ufficiali, ho letto che in Islanda non è consentito campeggiare liberamente in qualsiasi luogo, per questo  ci sono pressoché dappertutto numerosi campeggi custoditi che offrono servizi come bagni, lavandini dotati di acqua calda in cui poter lavare le stoviglie, colonne caffè self-service...Nonostante il divieto ho comunque deciso di fermarmi in parcheggi e zone isolate che consentivano la sosta per un lungo lasso di tempo. Sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e magici in cui mi sono "piazzata" per la notte è stato il parcheggio sotto il monte Kirkjufell. La sera ho potuto passeggiare lungo il corso della cascata osservando la punta del rilievo avvolta dalla nebbia fitta, la mattina, aprendo il portellone posteriore del van mi sono svegliata con l'immagine magica della montagna immersa in un cielo nuvoloso magnifico! Ha forse prezzo una visuale del genere con una tazza di caffè in mano e una ciambella alla cannella nell'altra? La mia paura inizialmente è stata quella di non riuscire a dormire in uno spazio piccolo e non ben isolato dall'esterno, invece la media delle mie ore di sonno in Islanda è stata di 8/9 ore per notte! La mattina mi sono sempre svegliata di buon umore, positiva, riposata e pronta per nuove avventure. Essere cullata dai suoni della natura e dal ticchettio leggero della pioggia sul tetto della macchina prima di prendere sonno è stato davvero un sottofondo perfetto. 


2. Fai scorta di provviste da Bonus

Bonus è un supermercato molto ben fornito! Riconoscerete la sua insegna per via del simpatico maialino su sfondo giallo, ne avevo sentito molto parlare da mia sorella e avevo aspettative molto alte, ovviamente tutte sono state soddisfatte a pieno. Essendo l'Islanda, come tutti i paesi nordici, abbastanza cara nel settore della ristorazione vi consiglio di fare provviste per pic-nic o per pasti al volo nei supermercati (oltre a Bonus, Netto e Krònan). I prodotti che offre Bonus sono un buon compromesso tra qualità e prezzo, troverete molte specialità tipiche, come il pesce essiccato, bustine di tea con erbe e muschi locali, prodotti di panetteria alla cannella, il famoso yogurt islandese ìsey SKYR (buonissimo in tutte le varianti di gusto!) e molte opzioni vegetariane o vegane con ottimi ingredienti freschi. La cosa che mi ha colpita maggiormente è la presenza all'interno del supermercato delle "ghiacciaie" delle celle frigorifere di grandi dimensioni in cui si accede per poter acquistare i prodotti da frigorifero e freezer, farete la spesa insieme ai pinguini perché al loro interno si gela! 


3.Quando vedi uno scorcio che ti colpisce fermati, resta in silenzio e contempla ciò che ti circonda

Spesso quando sarai alla guida ti imbatterai in luoghi meravigliosi e incantevoli. Si apriranno improvvisamente distese di erba verde immense, campi di lava dai colori scurissimi, fumi che si alzano leggeri verso il cielo e cascate che si gettano in salti mozzafiato. Quando sentirai il richiamo di uno di questi paesaggi ti consiglio di fermarti, parcheggiare l'auto, scendere, cercare un posticino in cui appartarti solo con i tuoi pensieri e di accumulare l'energia della natura che ti sta intorno osservando e respirando. 
In un contesto del genere rallentare i ritmi e contemplare ciò che ci circonda sono un obbligo, la natura ci vuole ricordare che siamo in stretta connessione con lei e che dobbiamo averne grande rispettoLe cascate più famose sono sicuramente una tappa da inserire nel vostro itinerario di viaggio, ma quando ne vedete una che cattura la vostra attenzione vi consiglio di fermarvi e raggiungerla con una camminata, le cascate più spettacolari in cui mi sono imbattuta in Islanda non erano segnalate su nessuna guida, sono i miei occhi che mi hanno portato a loro!



4. Fai due salti sui grossi "tappeti" colorati 

Prima di patire per l'Islanda ho iniziato a seguire su Instagram #iceland, qui ho visto numerose stories in cui bambini e mamme si divertivano saltando su enormi tappeti di plastica colorati...subito il mio pensiero è stato:"Devo assolutamente provare anche io!!" e così ho fatto! In molti dei piccoli paesi sparsi sulla Ring Road, in prossimità del parco giochi per bambini, oltre ai consueti scivoli, giochi su cui appendersi e alle classiche altalene sono presenti queste grosse montagnole gonfiabili su cui è possibile saltare e rotolarsi, uno stravagante antistress o solamente un modo per sfinire i bambini prima di rientrare a casa?


5. Acquista abbigliamento della marca Icewear

La miglior marca di abbigliamento tecnico per attività outdoor in Islanda è 66° North, negozio non proprio a buon mercato e soprattutto non per le mie tasche, è presente anche una linea low cost molto interessante Icewear.  Nella capitale vi sono numerosi negozi in cui potrete trovare abbigliamento Icewear, se invece preferite alleggerire il vostro portafoglio, sempre a Reykjavik, nella via dello shopping troverete anche lo store di 66° North.  Essendo una gran patita di abbigliamento sportivo ho spulciato per bene in molti negozi gli articoli marchiati Icewear: giacche, cappelli, calze di lana, guanti, pile e soprattutto impermeabili! In Islanda ho incontrato quasi ovunque ragazzi, ragazze, bambine, bambine, anziani e non con indosso sgargianti impermeabili dal taglio lungo e alla fine ne ho acquistato uno verde oliva da portare con me in Italia e che indosso appena il cielo grigio minaccia pioggia. Avete presente l'impermeabile giallo che associamo all'attivista Greta Thunberg? Ecco a quello mi riferisco! Se volete fare shopping vi segnalo che a Vik c'è un negozio molto grande (e con una piccola zona outlet) in cui trovate abbigliamento Icewear, maglioni di lana islandese, indumenti tecnici sportivi e souvenir di vario genere.
Altro souvenir tradizionale e artigianale è il lopapeysur, il caldissimo maglione in lana islandese, indossato da turisti e locali. Prodotti con lana islandese sono indumenti spessi e comodi, decorati con disegni geometrici, motivi regionali o con animali tipici stilizzati (molto carini quelli con le pulcinelle di mare). I maglioni fatti a mano sono pezzi unici, per questo hanno un costo elevato, ma se non volete rinunciarvi potete optare per la versione più economica fatta a macchina. 


6. Rilassati almeno una volta in una vasca termale naturale

L' Islanda è un vero e proprio paradiso per tutti gli amanti delle terme. L'attività geotermale, molto intensa su tutta l'isola, garantisce la presenza di piscine termali un po' ovunque. Ci sono sia piscine naturali che vasche artificiali, di solito le prime si trovano in luoghi particolarmente scenografici: a due passi dal mare, nei pressi di un ghiacciaio o all'ombra di vulcani attivi.
Molti siti termali sono ben segnalati sulle guide, mentre tante altre vasche le troverete strada facendo, magari perdendovi facendo piccoli trekking. E' rigenerante dopo una lunga camminata, con le ossa stanche e il freddo addosso, immergersi nell'acqua calda per qualche minuto. Le terme nella cultura islandese sono sinonimo di scambio e di vita sociale, per questo immersa nel tepore della vasca mi è capitato di conoscere alcuni islandesi con cui ho intrattenuto curiosi dialoghi.
La Blue Lagoon, che ho visto ovviamente solo da fuori, è la piscina termale più famosa e conosciuta in Islanda; si trova non lontano dall' aeroporto e da Reykjavik, è una piscina costruita dall'uomo. L'acqua, dal colore azzurro/bianco, prima di affluire nell'enorme laguna viene impiegata per la produzione di energia elettrica. 
Personalmente, in quanto Vagabionda, ho preferito andare alla ricerca di siti termali ubicati in luoghi molto più suggestivi, per questo il consiglio è quello di cercare una cartina che comprenda alcune delle molte vasche termali presenti sull'isola e di iniziare a cercarle!



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IL MIO VIAGGIO IN ISLANDA PARTE 2

 


CONTINUIAMO CON IL VIAGGIO...

DAY 6 AREA GEOTERMICA BJARNARFLAG-DETTIFOSS- SELFOSS-SUDLAGIL CANYON

Il sesto giorno, sempre all'insegna di pioggia, vento, freddo e cielo grigio, i miei occhi hanno potuto godere di paesaggi molto diversi tra loro, dai colori sorprendenti, ma soprattutto alternati in pochi km gli uni dagli altri.
L'area geotermica di Bjarnarflag è davvero indescrivibile, la sensazione è quella di essere stata catapultata direttamente nel centro pulsante e pieno di calore della Terra, l'intera valle infatti è cosparsa di bocche fumanti, pozze di fango ribollente e fumarole. Ciò che si respira in questa zona è uno strano olezzo di zolfo, misto all'odore di uova andate a male, se questo intenso mix vi infastidisce la mascherina può tornare molto utile come protezione per il naso! L'intera area è dominata dal crinale del monte Nàmafjall, su cui si può salire per godere del panorama geotermico dall'alto, molto particolare e interessante per la colorazione del terreno rosa-arancione-ocra disseminato da bocche fumanti. Personalmente ho trovato questo sito molto più particolare rispetto a quello di Geysir proprio per le sfumature di colore delicate che regala ai visitatori. 
Altra forza della natura è lo spettacolo della cascata Dettifoss, una delle più impressionanti di tutta l'Islanda. Il salto non è altissimo, 45 metri, ma la portata è davvero abbondante ben 400 metri cubi di acqua al secondo! Si tratta della cascata con capacità di acqua maggiore in Europa, gli spruzzi di acqua che genera sono visibili fino a un 1 chilometro di distanza. Anche Dettifoss offre due prospettive di osservazione ai lati del canyon, tra i due però non vi è alcun collegamento ed entrambi richiedono una camminata di 15/20 minuti dal parcheggio. Io ho scelto la riva occidentale perché da qui parte un secondo percorso che consente di raggiungere Selfoss, una cascata più piccola, ma che comunque merita una tappa. Vi consiglio di non arrivare alle due cascate in orari di punta per evitare di avere troppa gente intorno. 
Rimettendosi in marcia verso l'Est un'escursione nel Sudlagil Canyon non può mancare. E' un luogo che ho trovato grazie ad Instagram, nella guida infatti non ho trovato alcuna menzione di questo particolare paesaggio, ma forse è stato un bene dato che non ho incontrato praticamente anima viva qui. Devo dire che trovare il punto esatto in cui parte il trekking non è stata cosa facile, il navigatore non è riuscito a individuare la stradina esatta in cui scendere e dopo una serie di manovre esplorative ho trovato i cartelli con le indicazioni per raggiungere il luogo di partenza. La camminata si snoda tra sterrato, campi  e roccia per circa 5 km (circa 10 km andata e ritorno, ma dipende da quanto volete immergervi nel canyon), non presenta particolari difficoltà anche se a tratti è necessario guadare alcuni fiumiciattoli. Una delle prime meraviglie che si aprono dinnanzi a voi mentre vi addentrate nel canyon, è una cascata con le pareti piene di colonne in basalto nere, un contesto davvero sorprendente e curioso. Continuando a percorrere il sentiero si inizia a scorgere il canyon basaltico vero e proprio affascinante per la composizione e per i contrasti cromatici tra l'azzurro delle acque glaciali del fiume che lo attraversa e i toni scuri delle colonne che si ergono da esse. Le foto non rendono bene ciò che gli occhi qui possono catturare e soprattutto non potranno mai esprimere lo stupore che suscitano in chi si trova immerso in questo luogo per la prima volta, mi ha davvero colpita l'architettura creata dalla natura con i suoi processi millenari e ancora una volta mi sono innamorata di questa terra dall'energia incredibile. 

DAY 7 LAGARFLJOT-EGILSTADIR-SEYDISFJORDUR-HOFN-TERME HOFFEL-VATNAJOKULL-VIK

Dopo aver speso la notte in van nei pressi di Sudlagil Canyon mi sono svegliata carica di energia, positività e ancor più impaziente di iniziare a esplorare l'Islanda orientale, chiamata Austurland. Questa parte dell'isola ha un fascino proprio, poco popolata e con panorami molto variegati tra loro: ripide montagne, cascate e villaggi incastonati nella costa frastagliata dai fiordi. 
Viaggiando nell'entroterra mi sono trovata dinnanzi a un pittoresco lago dalle acque grigiastre calmissime, Lagarfjolt, bacino in cui  pare dimori un mostro che ha fatto la sua comparsa in epoca vichinga. Lagarfljotsormur è una creatura serpentiforme avvistata l'ultima volta nel 2012 da un contadino del posto. Leggenda o realtà? Una cosa è sicura il mostro non teme il freddo dato che le acque che sgorgano nel lago giungono direttamente dalla calotta glaciale del Vatnajokull. Poco lontano  si trova Egilstadir, una cittadina che dispone di molti servizi e di ottime panetterie con vista lago per una colazione unica!
Il punto più orientale che ho raggiunto, e forse uno dei luoghi che maggiormente porto nel cuore, è Seydisfjordur pittoresca cittadina circondata da vette innevate con casette in legno dipinte con colori vivaci. Fortunatamente percorrendo la strada che collega Egilsstadir a Seydisfjordur il sole mi ha fatto compagnia e mi ha regalato scorci bellissimi e coloratissimi. L'origine di Seydisfjordur è abbastanza recente, sorse nel 1848, come centro di commercio e fece fortuna poco dopo grazie alla pesca delle aringhe. Il fiordo qui offre protezione al villaggio ed è per questo che con il tempo è diventato un importante centro per i pescatori islandesi. Durante la Seconda Guerra Mondiale Seydisfjordur fu utilizzata dalle truppe britanniche e statunitensi come base militare, ma venne bombardata dagli aerei tedeschi che miravano ad una petroliera; le bombe mancarono il bersaglio, una esplose però talmente vicino alla nave da farla affondare nel fiordo, dove giace ancora oggi.
Una delle attrazioni più note qui è la Via dell'Arcobaleno, molto immortalata nelle foto dai turisti, il nome è dovuto al fatto che è stato dipinto sul selciato che porta alla Blàa Kirkjan un lungo arcobaleno. Essendo collocata sotto ai ripidi versanti della Valle di Seydisjordur la cittadina è stata spesso soggetta a valanghe, gli eventi più disastrosi ebbero luogo nel 1885 e nel 1996.
Scendendo vero sud-est si iniziano ad intravedere le enormi lingue di ghiaccio  che dominano la parte interna dell'Islanda e che si estendono fino alla costa. Il Vatnajokull domina questa regione e i suoi enormi corsi d'acqua  intrappolati nel ghiaccio  si riversano nel mare creando scoscese vallate. Hofn è una delle porte d'accesso al ghiacciaio e a ovest dell'abitato si scorge parte della massa di ghiaccio che lo compone. 
Hofn sorge in una posizione singolare a metà tra il mare e i ghiacci del Vatnajokull; il suo nome vuol dire "porto", denominazione calzante perché gli abitanti basano la loro economia sulla pesca e sulla lavorazione del pesce, l'humar, gli scampi, è la varietà ittica maggiormente trattata qui. Nella zona del porto ci sono numerose tavole calde in cui poter assaggiare ottimi fritti di scampi e degustare le birre locali. Poco distante da Hofn, percorrendo una delle strade che portano ai numerosi accessi al ghiacciaio, ho trovato delle vasche d'acqua calda con una vista  mozzafiato: le terme di Hoffel. Non aspettatevi di trovare un sito termale di lusso poiché si tratta di quattro vasche molto spartane con la temperatura dell'acqua differenziata, l'ingresso è a pagamento e comprende anche un asciugamano. Ho letto su Tripadvisor commenti molto negativi rispetto questo sito, penso invece sia un posto per veri intenditori e per gli amanti della vita spartana senza troppe comodità e fronzoli, perciò l'ho molto apprezzato. 
Un'ultima tappa, davvero memorabile, è stata la visita serale ad una delle tante lagune del Vatnajokull raggiungibile percorrendo una strada vicino al sito termale; in realtà la percorrenza è riservata ai soli mezzi dotati di 4x4, ma con un azzardo e un super mezzo van come il mio (Nissan NV 200) sono riuscita a giungere a destinazione senza intoppi! Con una breve "scarpinata" si raggiunge un punto rialzato rispetto la laguna glaciale formata dai ghiacci e su cui galleggiano silenziosi gli iceberg, l'atmosfera creata dalle luci dell'imbrunire ha dato vita a giochi cromatici davvero indimenticabili che mi hanno emozionata molto: rimanere soli, in silenzio con i propri pensieri in un luogo così è stata un'emozione indescrivibile. 

DAY 8 SKAFTAFELL-JOKULSARLON-DIAMOND BEACH-KIRKJUBAEJARKLAUSTUR-VIK

Skaftafell è una delle zone del Parco Nazionale di Vatnajokull, uno dei luoghi di maggiore richiamo per i turisti che ogni anno raggiungono l'Islanda, un territorio incantevole che racchiude al suo interno vette, ghiaccio e attraversato dai tipici sandar. I sandar sono ambienti tipici di questa zona, si tratta di  immense pianure deserte dal fragile ecosistema, formatesi con l'azione millenaria dei ghiacciai e con le inondazioni improvvise causate dallo scioglimento delle calotte polari. Percorsi ed itinerari per scoprire queste distese di ghiaccio sono molti, il consiglio è di cercare il più adatto alle vostre esigenze, se scegliete zone difficilmente accessibili ricorrete  a tour organizzati che partono dal centro visite del Parco Nazionale Vatnajokull. Il Parco venne istituito nel 2008 con l'intento di creare una gigantesca area che unisse  la calotta glaciale del Vatnajokull ai parchi Skaftafell e Jokulsarhljufur, precedentemente istituiti e aperti al pubblico. I confini del parco custodiscono fiumi glaciali, splendide cascate come quella di Svartifoss e crateri vulcanici stratificati, insomma è un'area di grande importanza geologica, ecologica e storica. 
Conservata e protetta nella terra dei ghiacci è la laguna glaciale Jokulsarlon a metà strada tra Hofn e Skaftafell, anche in questo caso ogni descrizione non può certo rendere giustizia alla bellezza e alla magia che si respira in questo angolo di Islanda. Forse il tempo trovato in questa tappa è stato uno dei peggiori, ma il forte vento e la pioggia hanno reso ancora più autentico e affascinante il luogo. Gli iceberg si staccano da una delle diramazioni del Vatnajokull precipitando in acqua per poi essere trasportati dalla corrente verso l'Oceano Atlantico; le imponenti masse di ghiaccio presentano in alcuni casi striature dovute alle ceneri delle eruzioni vulcaniche e sfumature di un azzurro mai visto altrove. Gli iceberg non sempre riescono ad uscire dalla laguna e per farlo possono impiegare anche diversi anni, non si sciolgono mai, anzi continuano a ghiacciare; di tanto in tanto il silenzio viene spezzato dai tonfi degli iceberg che si staccano dalle masse di ghiaccio e che alle volte creano onde pericolose. Se come me decidete di visitare questo luogo alle prime ore dell'alba, le uniche forme di vita in cui vi imbatterete oltre a qualche uccello sono le foche, tra le poche creature che riescono a vivere con temperature così rigide. Che bello vederle nuotare tra i ghiacci, giocare tra loro e osservare le loro tecniche di pesca così goffe!
Alla foce del fiume Jokulsa si trova la famosissima Diamond Beach, una spiaggia di sabbia nera su cui si depositano i pezzi di ghiaccio che escono dalla laguna, la denominazione si rifa al fatto che questi iceberg sullo sfondo scuro sembrano proprio essere preziosi diamanti e non semplici pezzi di ghiaccio.  
Attrazione di notevole interesse storico è Kirkjubaejarklaustur (impronunciabile!), uno dei primi insediamenti fondato a fine 1100 da alcuni monaci irlandesi e sede di un monastero di suore benedettine da cui prese il nome la vicina cascata (Sytrafoss, Cascata delle Sorelle). I racconti narrano di questo sito religioso facendo riferimento a suore virtuose e peccatrici menzionando inoltre un tesoro nascosto nei dintorni. Attrazione dall'origine molto controversa è il Kirkjugof (pavimento della chiesa), un lastricato basaltico che secondo molti potrebbe essere un antico pavimento di una chiesa e che per altri è invece semplicemente un fenomeno geologico naturale. 

DAY 9 VIK-MYDRDALSJOKULL-REYNISFJARA-REYNISDRANGUR-SKOGAR-SKOGAFOSS-SELJALANDFOSS 


Anche la strada che porta a Vik lascia scorgere in lontananza le lingue del ghiacciaio, sono molte le fattorie sorte al confine con i ghiacci e che hanno conservato l'antico aspetto bucolico. Il Myrdalsjokull è il quarto ghiacciaio islandese per dimensioni. Al di sotto della calotta sonnecchia il vulcano Katla, cratere che erutta periodicamente attraverso il ghiaccio sommergendo la pianura costiera con una massa di acqua, sabbia e tefrite. Questo luogo, come molti cartelli sottolineano, è molto pericoloso:risulta difficile orientarsi, meglio evitare escursioni fai da te, anche se seguendo le indicazioni potete giungere nei suoi pressi per dare uno sguardo ravvicinato al ghiacciaio.
Piccola cittadina collocata sulla costa meridionale, la più a sud di tutta l'Islanda, è Vik considerata anche la più piovosa. E' un punto strategico da cui partono numerosi tour e che offre molto a chi vi arriva soprattutto dal punto di vista naturalistico. Il centro è dominato dalla chiesa Vikurkirkja, quest'anno sulla copertina della guida Lonely Planet Islanda, da qui potete godere di un panorama 360 gradi su Vik. Entrando all'interno dell'edificio costruito negli anni '30 vi stupiranno le particolari vetrate, istoriate con figure geometriche molto spigolose. La natura qui può essere molto pericolosa, la famosa spiaggia nera ad esempio è nota per le onde anomale che molto spesso travolgono i turisti che si avvicinano troppo; sui ghiacciai invece, a causa dell'attività vulcanica, si creano spesso pericolosi crepacci che divorano gli escursionisti meno esperti. Per questo ai turisti si chiede e ricorda semplicemente di rispettare la natura. Le vaste pianure di sabbia lavica di colore nero, collocate a est di Vik, si sono formate con il materiale fuoriuscito dalle viscere del ghiacciaio Myrdalsjokull durante le eruzioni del vulcano Katla. Se la storia del vulcano vi incuriosisce e volete approfondire le vostre conoscenze a riguardo potete spendere un'oretta al Lava Show a Vik, uno spazio espositivo moderno ed interattivo che propone l'esperienza dell'eruzione di un vulcano in totale sicurezza. Reynisdrangur è il luogo più celebre di Vik: un gruppo di faraglioni che si ergono dalle gelide acque dell'oceano come torri; secondo la tradizione sarebbero gli alberi di una nave che alcuni troll stavano saccheggiando quando furono sorpresi dai raggi di sole che li pietrificò. La mattina presto passeggiando sulla spiaggia ho potuto avvistare le famose pulcinelle di mare dal becco coloratissimo e dall'andatura impacciata,volatili curiosi e molto diffusi nel nord Europa. Sul versante occidentale vi è l'imponente crinale che sovrasta Vik e che conduce alla spiaggia nera Reynisfjara. Oltre la particolarità data dal colore nero del litorale altro elemento unico è un gruppo di colonne basaltiche che si innalzano a poca distanza dall'acqua,set perfetto per scatti fotografici.
Anche Skogar si annida sotto una calotta glaciale, è un piccolo agglomerato di case da cui partono numerosi trekking ed escursioni, anche qui non mancano caffè con ottime proposte di pasticceria. Ai margini occidentali si trova Skogafoss, cascata con un salto di 62 metri, qui ho avuto la fortuna di trovare qualche raggio di sole che finalmente mi ha regalato il tanto atteso arcobaleno da immortalare nelle foto! Si può salire in cima alla cascata con una ripida scalinata che la fiancheggia e poter così vedere dall'alto il salto verticale del corso d'acqua. Seljalandsfoss è l'ultima cascata "famosa" che ho visto. Il fiume Seljalandsá, Fiume Liquido, cade per circa 60 m offrendo con le luci del sole giochi di colore e arcobaleni pazzeschi. La particolarità di questa cascata è di avere un sentiero  che permette di arrivare dietro la cascata stessa per ammirarne il potente getto. Preparatevi ad uscirne completamente zuppi, ma ne vale la pena, è una prospettiva insolita per osservare una cascata!

DAY 10 SELJAVALLALAUG-REYKJAVIK-KEFLAVIK

Cosa fare l'ultima mattina in Islanda se non immergersi per l'ultima volta in una vasca termale? Così ho fatto, scegliendo le terme di Seljavallalaug, lontane dai sentieri turistici, immerse nel verde della natura, nel nulla più totale. Non essendo un luogo molto frequentato e battuto non è tenuta benissimo, lo spogliatoio in particolare è molto sporco, la vasca invece essendo stata costruita nel lontano 1923 è completamente rivestita di alghe verdi che rendono la pavimentazione molto scivolosa. L'acqua è molto calda vicino alla sorgente, diventa via via più fresca man mano che ci si allontana da essa, ma è sicuramente uno dei modi più suggestivi per trascorrere l'ultimo giorno e fare il pieno di vibrazioni positive.
Un'ultima passeggiata a Reykjavik per un po' di sano shopping last minute e l'ultimo luogo da scoprire di questo viaggio in Islanda è stato Keflavik.
Keflavik è una zona molto moderna e distante dai piccoli insediamenti islandesi, piena di costruzioni, agglomerati suburbani, locali e negozi. Non c'è molto da fare, ma con una passeggiata passeggiata si giunge nei pressi della scultura di Asmundur Sveinsson, famoso scultore islandese. Oltre il porto vi è una grotta nera dove una Gigantessa, personaggio dei libri per bambini di Egilsdòttir, sta seduta su una sedia a dondolo. Approfittate dei molti supermercati di Keflavik per acquistare prodotti enogastronomici da portare con voi in Italia. 

Che dire di questo viaggio in Islanda? Una terra magnifica, che stupisce e lascia senza parole ad ogni sguardo, una natura che ti conquista e ti entra dentro, un'energia che non trovi da nessuna altra parte al mondo...Insomma un'esperienza da fare almeno una volta nella vita, ma con la consapevolezza che una volta di nuovo a casa la porterai sempre nel cuore! 
Seguiranno in un articolo a parte le Dritte di Vagabionda a tema Islanda, non voglio dilungarmi troppo!

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